domenica 26 febbraio 2012

Lettera ad un amore appena nato

Non cercare di parlarmi con parole che non senti solo per farmi credere ad una magia.
Non dirmi parole d'amore sussurrate piano all'orecchio quando ancora non hai sperimentato la totale mancanza d'aria per la mia assenza, ma lascia che sia la tua pelle a raccontare.

Lascia che il tuo odore mi urli che mi vuoi come l'ultimo goccio d'acqua in un giorno assolato. Come un alito di vento quando non respiri.
Fa che i tuoi occhi possano parlarmi senza parole, solo riempiendosi di me.
Fa che le tue orecchie siano sorde a tutto ciò che non sia la mia voce tremante nell'attimo del piacere.



Vorrei poter entrare di soppiatto nella tua vita di tutti i giorni e scoprirti ad annusare il mio profumo nella tazza del caffè, a cercare le mie mani nelle mani della gente.
Vorrei vedere la mia immagine riflessa nei tuoi occhi persi nel vuoto e sentire il mio nome echeggiare nelle stanze delle tue giornate.


Fammi sentire l'unica musica che vuoi ascoltare, l'unica pelle che vuoi accarezzare, l'unico respiro che vuoi respirare.
Non dirmi Ti amo solo per avermi, dimmi Ti amo perché mi vuoi.

Sorprendimi, spiazzami, e d'improvviso fatti trovare con aria ingenua ed innocente, appoggiato al muro del mio palazzo a leggere un finto giornale, aspettando il mio arrivo.
Anche solo per godere di un mio sguardo.


Fa che io senta la tua mancanza nel momento esatto in cui mi sento asfissiata dalla tua presenza.
Lascia la tua voce a cullarmi piano nei giorni in cui son triste.

Lascia scivolare i tuoi sguardi come carezze a percorrermi lentamente, lascia che le tue mani stringano con forza le mie per non lasciarmi andare.


Cercami, amami, scavami dentro, bevi la vita dalle mie mani chiuse a coppa.
E sarò tua.

martedì 14 febbraio 2012

Pensando a lui

Arriva improvvisa come una folata di vento che mi alza la gonna, la sensazione contrastante di calore e fremito, come uno sbattere d'ali che sfrega contro le pareti del mio stomaco, provocandomi brividi lungo la schiena, dalla nuca in giù....

Lui...riesce a risvegliare i miei istinti...mi entra nella testa e scende nella pancia...percorre la mia pelle come il pennello di un pittore e mi fa arrossire...

sabato 11 febbraio 2012

Entro in camera da letto...

Entro piano, a piedi scalzi, con le scarpe in mano tutte bagnate.
Tu mi osservi da lontano in silenzio. Segui tutti i miei movimenti senza mai avvicinarti.
Mi segui come un'ombra silenziosa, ma già lo so cosa vuoi da me...
Lascio cadere i miei indumenti con distrazione e tu sei già lì, pronto a respirare il mio profumo.
Avvicini il naso al mio reggiseno, li per terra come un oggetto dimenticato ma che per te ha un potere magico. Mi annusi senza farti vedere, per carpire strani odori non miei, ma non ne trovi, e così socchiudi gli occhi aspettando che mi tolga il resto... Eccomi, sono pronta. Ti basta solo una mia occhiata per capire che puoi...sali sul letto con me e la tua sporgenza umida è già sul mio viso...

Adoro il mio Gatto quando vuole le coccole sul lettone....


Roba da gatti

lunedì 6 febbraio 2012

Ti fidi di me?

-Ti fidi di me? -
Le sue parole, sussurratemi in un soffio all'orecchio, accarezzarono la mia mente assopita e all'unisono le sue mani sfiorarono la mia schiena bruciata dal sole, mentre le onde ci cullavano lente tra le braccia di una cala rocciosa di bellezza graffiante. Fu sufficiente un solo suo sguardo di intesa perché lo steward ci raggiungesse sull'ampio prendisole alla prua dello yacht, stringendo tra le mani una sottile cima bianca.
La paura lottava con la mia voglia di stare al gioco mentre lo guardavo intrecciare la corda in due cappi che sapevo presto mi avrebbero bloccato le mani. Mi chiuse gli occhi con un bacio prima di bendarmi, mentre lo steward mi legava le mani e i piedi al corrimano lasciandomi come crocifissa, immolata, sacrificata su un altare pagano.
Da quel momento in poi non avrei più dovuto sapere chi mi avrebbe fatto cosa, chi mi avrebbe fatto lacrimare riempiendo la mia gola, e chi mi avrebbe fatto godere trafiggendo forte la mia carne.
Da quel momento sarei dovuta essere solo oggetto e soggetto cieco e muto di quel gioco di piacere.
Ciò che lui non seppe mai fu che io sentii la sua pelle come parte di me e riconobbi ogni sua carezza e ogni suo graffio, ogni suo colpo a spingermi verso un orgasmo intenso e rubato, tra tutte le carezze e tutti i graffi, e tra tutti i colpi possenti inferti da entrambi. Lui, il mio uomo, mi aveva regalato il doppio piacere del sesso a patto di non sapere mai da chi mi sarebbe arrivato, e da non poter distinguere quale seme caldo avrebbe lenito la mia pelle arrossata.
Ma io l'ho sempre saputo. Una donna sente l'uomo che ama anche ad occhi chiusi, anche senza toccarlo, anche posseduta da mille uomini.
Mi fido ancora oggi di lui.



sabato 4 febbraio 2012

La settimana bianca

Dopo mesi di attesa per questa tanto agognata settimana bianca, primo giorno in montagna, salgo sugli sci, tutta bardata come un cavallo da parata, con guanti, cappello, scaldacollo, tuta super-imbottita che mi fa sembrare un cotechino, scarponi da neve rigidi che mi fanno stare piegata sulle ginocchia e mi fanno sembrare ancora più bassa di quello che sono realmente, occhiali a specchio luccicanti, naso rosso e guance rubizze per il freddo, sorriso da ebete felice, e poi....

guardo il maestro di sci e resto fulminata....
Ecco, primo giorno di lezione di sci, mi capita il maestro più carino che abbia mai visto, con due occhi furbi e dolci allo stesso tempo, due spalle da gladiatore, viso abbronzato e corpo scultoreo, modi gentili e mascolini, e io?

Mi nasconderei con la testa sotto la neve...
Lo guardo e lo spoglio con gli occhi, ma credo che lui se ne accorga all'istante, così inforco gli occhiali e faccio finta di nulla.
-Uffa, se invece di questa tutona imbottita oggi avessi indossato il pantalone in materiale tecnico aderente...con la maglia a collo alto bianca che mette in risalto le mie forme anche sotto la giacca da neve...e se invece di questa ridicola crema protettiva per le labbra, che mi fa sembrare uno schiavo ai tempi di Kunta Kinte, avessi messo un rossetto un po' lucido...- dico tra me e me
E invece eccomi qua, imbottita come un salame, senza un velo di trucco, che sembro la nipote di Totò e Peppino a Milano, carica di lana e indumenti poco adatti e di certo per niente moderni....
Inoltre sono goffa, non ricordo più nemmeno come si sta in piedi sugli sci senza iniziare a scivolare inesorabilmente in avanti senza sapermi fermare, o almeno senza cadere con il sedere per terra.

Mi sorride, ecco, lo sapevo...questo è il tipico sorriso di circostanza, starà pensando
"è un'altra imbranata che devo aiutare a tenersi in piedi...è normale che non riesca a muoversi così imbottita"
Lo so, non può pensare nient'altro di me....

Sorrido impacciata, mi aggrappo al suo braccio quando sento la vita scivolare dalle mie gambe insieme agli sci che proprio non riesco a governare, e divento ancora più rossa di quello che il freddo mi ha già provocato.
La lezione è lunghissima, interminabile, come infinito è il mio imbarazzo per non essere in grado nemmeno di stare in piedi. Piano piano riesco a trovare il mio equilibrio interiore ed esteriore, e alla fine della lezione riesco anche a fare qualche metro in discesa. Mi accompagna nella parte più alta della mini pista della scuola, mi fa vedere i movimenti da fare e mi dice che questa volta dovrò scendere da sola, lui mi aspetta giù e mi osserva per vedere come me la cavo.
Mi suggerisce di scendere piano, incrociando davanti a me gli sci, ma io voglio fare bella figura...imito i movimenti degli sciatori che ho visto l'altro giorno in tv...e spingo, spingo, spingo sempre più forte con le racchette fino a raggiungere una velocità di crociera di 200km/h...

Vabbè, proprio 200 hm/h no, ma comunque noto con stupore che lui inizia ad agitare le braccia in lontananza,  mi urla qualcosa ma il sibilo del vento non mi fa capire cosa stia dicendo.
Con il viso quasi spaventato, lo vedo avvicinarsi sempre di più a me, ma in effetti sono io che mi sto avvicinando a lui in modo incontrollato, ...finché non arrivo alla fine di questa piccola pista e lo travolgo letteralmente e, come in un cartone animato, finiamo entrambi per terra in una nuvola di neve e stelline di dolore...

L'ho investito!!!!
L'ho travolto!!!!.........
Che figura...se volevo chiudere in bellezza la giornata ci sono riuscita.
Balbetto delle scuse, mentre come un sacco di patate sono ancora addosso a lui, con uno sci ancora attaccato al piede e l'altro che è finito nel recinto metallico rischiando di colpire un gruppetto di ragazzi, che ora si rotolano ridendo di me.
Ma lui è così gentile e professionale che non mi manda a quel paese e, anzi, si accolla la responsabilità dell'accaduto.


- è colpa mia, pensavo fossi pronta per scendere da sola ma mi sbagliavo. Ma cosa volevi fare? Lo slalom gigante? Non devi spingerti così forte finché non sei in grado di controllare la velocità

-Si, hai ragione, scusami....volevo andare più veloce, volevo accelerare i tempi...e invece....

-Non fa niente....ma ora che ne diresti di alzarti? Non che non mi piaccia averti distesa addosso, ma è la neve gelata sotto la schiena che mi piace un po' meno...- dice con un sorriso sornione e il viso a pochi centimetri dal mio.

Ma la caviglia mi fa male, devo aver preso una storta cadendo, e non riesco proprio a risollevarmi. Mi rotolo su un lato, cadendo a mia volta nella neve, rinforzando ulteriormente la mia idea di me versione salame, liberandolo dalla mia morsa ma restando io distesa sulla schiena.
Effettivamente il gelo sulle chiappe non è per niente piacevole...
Mi aiuta a sollevarmi e mi accompagna a sedermi su una delle panchine a poca distanza da noi.
La lezione per oggi è finita e, a giudicare dal dolore alla caviglia, non prenderò lezioni per tutta la settimana.
Saluto a testa bassa e mi dirigo verso la navetta dell'Hotel parcheggiata a poca distanza.

L'indomani, con la caviglia gonfia e nessuna voglia di riprovare l'ebbrezza delle piste, lascio che la mia allegra comitiva vada a sciare senza di me, tanto l'Hotel è fornito di tutte le comodità: piscina, sauna, beutycenter, massaggi, jacuzzi e quant'altro.
-Andate voi, non vi preoccupate per me, io resto qui a leggere un libro davanti al camino, e poi più tardi mi concedo una vasca idromassaggio...starò meglio di voi!- li esorto così ad andare sulle piste senza di me a cuor leggero.

Invece mi sento proprio un' idiota, sola in questo Hotel che a quest'ora del mattino è frequentato solo da vecchietti che giocano a tressette o prendono il sole come lucertole sulla terrazza solarium.

Forse è meglio se effettivamente mi cambio, indosso il costume e me ne vado nella beauty farm a fare un tuffo.

Arrivo nello spogliatoio della piscina, mi cambio, indosso la cuffia e le ciabatte, l'accappatoio sopra al costume da bagno e mi dirigo verso la vasca.


Il vapore caldo mi fa sentire bene, così come l'acqua calda che mi scivola addosso mentre nuoto piano.
Ma il dolore alla caviglia slogata è intenso anche solo nuotando, così mi arrendo all'evidenza e decido per la più rilassante vasca ad idromassaggio.
Entro in una specie di grotta, con le luci soffuse e colorate, musica lounge in sottofondo e il rumore dell'acqua scrosciante.
Mi sollevo i capelli con una fascia di spugna, mi siedo nell'acqua e mi godo il piacevole e rilassante massaggio che le bollicine procurano alla mia schiena e alle mie gambe.
Chiudo gli occhi completamente rilassata e in totale solitudine; in fondo non è poi tanto male restare in hotel mentre tutti sciano...

Il rumore dell'acqua copre leggermente gli altri rumori, già di per sè inesistenti, ma quando un  altro avventore dell'hotel entra in acqua, non me ne accorgo minimamente, immersa nel mio totale relax e cullata dalla musica,

Improvvisamente sento una mano accarezzarmi la caviglia e la sorpresa mi fa sobbalzare.
E' il maestro di sci...

-....ma....mi hai spaventata!- dico ritraendo in malo modo il piede dalle sue mani.
- Che ci fai nella jacuzzi invece di stare sulle piste a fare il tuo lavoro?- chiedo con aria piacevolmente sorpresa
- Oggi è il mio giorno libero, e così lo dedico al relax. E tu invece? Già ti sei arresa? Ti è bastata una piccola caduta per dire addio agli sci?-
-No, non è che mi sono arresa, è che mi sono proprio fatta male ieri....A proposito, ancora non ti ho chiesto scusa per come ti ho investito. Rischiavo di fare male anche te...-
- Fammi vedere, prima volevo proprio guardare la tua caviglia com'è messa, non volevo di certo saltarti addosso...ma tu ti sei spaventata...-
- Si, mi sono spaventata perché non pensavo ci fosse qualcuno in acqua con me, non ti ho sentito entrare, ero immersa nel piacere della musica e dell'idromassaggio...

Il suo sguardo è diventato ancora più malizioso ora, mi guarda e mi prende nuovamente il piede tra le mani, mi accarezza la caviglia per verificarne l'eventuale gonfiore, e il suo tocco è delicato.
Mi guarda dritto negli occhi mentre la sua mano scivola lungo il polpaccio...

- si, hai ragione, non mi hai nemmeno chiesto scusa...non pensi che dovresti fare qualcosa per farti perdonare?- mi sussurra piano mentre mi accarezza sempre più impudicamente la gamba e la coscia...

-e cosa pensi che dovrei, o potrei fare per farmi perdonare? dammi un'idea- dico con sguardo compiaciuto e malizioso

Non mi risponde ma mi si avvicina e mi bacia. La sua lingua si insinua calda e dolce tra le mie labbra non trovando alcun ostacolo...


Per questa volta non voglio raccontare quello che succede dopo...

lascio che a parlare sia la vostra fantasia














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