venerdì 20 luglio 2012

Pomeriggio d'estate

C'era un piacevole fresco nella stanza che invitava ad abbandonarsi al riposo e alla pigrizia... Il libro che stava leggendo le scivolò di mano facendo un suono sordo che risvegliò di colpo Carlo che dormiva accanto a lei. Si girò di scatto e la guardò e nella penombra credette di stare ancora sognando: lei era completamente nuda, la pelle ambrata che profumava ancora di olio di cocco e salsedine.
-ma...quando sei tornata dal mare? Non ti ho sentita rientrare- disse con la voce ancora impastata di sonno.
Di tutta risposta lei gli prese una mano, la condusse tra le sue cosce a cercare l'umida eccitazione, e poi gli leccò le dita, gustando il suo stesso sapore
-avevo voglia di fare l'amore con te. Ho mollato tutti prima del previsto e sono tornata, ma poi quando ti ho visto dormire non ho avuto il coraggio di svegliarti. Sembravi un bambino, con l'aria ingenua e serena.-
gli rispose con un soffio di voce calda come lei.
Lui la baciò, le scostò una ciocca ribelle di capelli dal viso e rimase a guardarla estasiato.
Non solo era bellissima, non solo era lì nuda accanto a lui in attesa di poterlo amare, ma aveva uno sguardo dolcissimo che riusciva ogni volta ad emozionarlo. 
Gli occhi di una donna innamorata hanno una luce che abbaglia le stelle, che riflette lo splendore della vita racchiusa in un attimo perfetto.
In silenzio, ricambiando il suo sguardo tenero, cominciò a percorrerla tutta con un dito, partendo dalla punta del naso, lungo il contorno delle labbra morbide, scendendo lungo il collo e poi più giù, nella piega umida dei seni a circumnavigarli come isole. I capezzoli reagirono immediatamente alle carezze diventando chiodi puntati verso il soffitto. La bocca di lui se ne impossessò avida, mentre la mano continuava il suo percorso, instancabile ma lieve come una piuma, delicata come un soffio di vento, mentre la lingua giocava veloce intorno ai capezzoli procurandole piccoli spasmi di piacere. La testa riversa all'indietro e la schiena inarcata tradivano il piacere che le stava procurando anche solo il contatto con il suo uomo. Istintivamente allargò le gambe per invitarlo a non fermarsi sui fianchi, a proseguire... Lui si mise carponi sul letto, sorretto dalle braccia forti, e scese con la bocca tra le gambe ormai sempre più aperte, a mostrargli il fiore profumato.
Era già in preda alla voglia, completamente bagnata, e avrebbe potuto penetrarla anche subito, ma voleva sentire la sua rugiada sulla lingua. Le dita esploravano ciò che la lingua aveva aperto ancor più, e mentre le succhiava il clitoride gonfio e gli umori che colavano caldi, iniziò a penetrarla con più vigore. Le dita che entravano e uscivano veloci, leggermente arcuate all'indietro a stimolarle la porta del paradiso, le procurarono un piacere così intenso che le sue mani, avvinghiate e intrecciate ai capelli di lui, lo tirarono su costringendolo a guardarla negli occhi e fermare per un attimo quella stupenda tortura.
-se non ti fermi subito avrò un orgasmo, e io invece voglio venire sentendoti dentro di me. Ti prego, entra dentro di me, subito, o sarà troppo tardi.-
Lui si sollevò, con aria soddisfatta, si segò piano l'asta già dura come il marmo, la bagnò con la saliva, le prese le caviglie portandosele sulle sue spalle, ed entrò dentro di lei. Piano. Pianissimo. Gli piaceva guardarla mentre la penetrava e il viso di lei cambiava espressione. Il piacere, misto a quel bellissimo dolore di sentirsi piena di lui, le disegnava sul viso smorfie ogni volta diverse e ogni volta sempre più eccitanti.
Poi si fermò così, a sentire i loro corpi uniti in un unico essere, dove non c'era più IO o TE, ma solo un NOI. Sentiva il cazzo stretto nella morsa delle contrazioni che lei gestiva con malizia per iniziare le danze.
-ti prego! Non torturarmi...ti voglio sentire fino in fondo all'anima....scopami ORA... -

Decise di iniziare finalmente a spingere, seguendo i movimenti del bacino di lei, ormai impaziente, e ad ogni colpo i loro corpi sudati suonavano come nacchere sbattute durante un flamenco. Ciap Ciap Ciap...sempre più forte, sempre più in fondo; lei gemeva e chiudeva gli occhi, stringendo con le mani il lenzuolo già zuppo di sudore e umori. Tutta la dolcezza di qualche minuto prima aveva lasciato posto all'istinto, e tenendole una coscia oscenamente aperta e un'altra sempre sulla spalla, la scopò così forte da farla urlare e da farla venire in pochissimi minuti di quel trattamento. Venne urlando di gioia...si...si.......siii.......

Ma lui non voleva ancora finire. Non gli era mai piaciuto fare l'amore per pochi minuti. Amava la lentezza...il trionfo di tutti i sensi, così le succhiò la fica ancora tremante e pulsante dall'orgasmo appena goduto, e poi la girò a quattro zampe. Con il dito umido di lei le accarezzò la rosellina stretta, la stuzzicò con sempre maggiore insistenza, prima un dito, poi due, e quando sentì che i muscoli si rilassavano e lo lasciavano entrare con facilità, entrò in quel tunnel stretto e lungo nel quale amava tanto venire. Aveva un culo stupendo, gli dava l'impressione di risucchiargli il cazzo fino in fondo alle viscere. Con le mani stringeva le natiche e la tirava con forza verso di lui. Lei, con la testa affondata nel cuscino, ricominciò a toccarsi il clitoride mentre Carlo le sbatteva forte nel culo il suo cazzo tesissimo e lucido, e quando venne per la seconda volta, tremando sulle cosce, lui si lasciò andare e la inondò fino a sentirsi completamente svuotato e risucchiato fin dentro il suo profondo. Si accasciò soddisfatto sulla schiena di lei e la bacio sul collo.

- mi sei mancata amore-


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