martedì 12 giugno 2012

All'autolavaggio

L'auto sporca come dopo un lungo viaggio in autostrada, piena di moscerini spiaccicati sul vetro e fango e nero di seppia di ignota provenienza sui cerchi in lega, chiedeva pietà da molto tempo ormai, così stamattina, nonostante la pochissima voglia di aspettare almeno un'ora nell'autolavaggio, mi sono armata di libro, occhiali da sole, pazienza e coraggio e sono andata a lavare la macchina.

Non è una delle mie attività preferite. Per carattere sono molto irrequieta, ritardataria come solo una persona che vive al sud può esserlo, e quindi perdere un'ora del mio tempo in un autolavaggio finisce sempre per ultimo nell'elenco delle cose da fare.

Parcheggio l'auto nello spazio apposito e consegno le chiavi all'addetto, mi guardo un po' in giro per vedere dove posso accomodarmi ad aspettare e, quando vedo una panchina accogliente a poca distanza, mi ci accomodo con l'aria di chi, paziente, sa che dovrà attendere a lungo.
All'autolavaggio con me ci sono altre due persone: un vecchietto pignolo che lustra, insieme agli addetti anche un po' infastiditi, la carrozzeria della sua Fiat 128 azzurra del 1970 appena uscita dalle spazzole rotanti del lavaggio, come se fosse un cimelio prezioso che ha oltrepassato il tempo e le guerre, ed un uomo molto interessante, dai corti capelli brizzolati, sulla quarantina o poco meno, arrivato appena dopo di me, con l'aria di un manager in pausa pranzo che non riesce a staccare dal lavoro. Infatti è con il suo tablet, con un auricolare che gli penzola dal bavero della giacca dal taglio elegante ma leggermente sgualcita, e un altro nell'orecchio, e parla al telefono con aria irrequieta.
In silenzio osservo incuriosita, nascosta dietro le lenti da sole, i miei compagni di attesa e, mentre il vecchietto sale in macchina per controllare lo stato dei lavori sul suo bolide, il manager, che nel frattempo ha terminato la sua telefonata, mi si avvicina e mi chiede se mi dispiace se si accomoda anche lui sull'unica panchina disponibile.
-prego, si accomodi pure- e gli faccio spazio spostando la mia enorme borsa traboccante di ogni tipo di cianfrusaglia.
Il suo profumo, ora che mi è vicino, mi entra nelle narici arrivando dritto al cervello. Ha un odore fantastico, eccitante, che sa di bosco e muschio e pepe. Mi inebria all'istante e quando, distrattamente, appoggio male la borsa sulle ginocchia facendola cadere aperta con tutto il suo contenuto per terra, lui sfodera un sorriso splendido e si accovaccia con me per aiutarmi a raccogliere rossetti, chiavi, libro, bigliettini vari e altri oggetti dimenticati da secoli nella borsa.

Arrossisco come un'adolescente mentre, entrambi seduti sui talloni davanti alla mia borsa rovinata al suolo, le nostre mani si sfiorano e i nostri occhi si incrociano e mi rendo conto di quanto siano belli.
Profondi, azzurri come un cielo d'estate, incorniciati da nerissime ciglia folte che gli danno un aspetto quasi magico.
Mi sorride malizioso e poi abbassa lo sguardo con una certa insistenza sulle mie gambe, e solo dopo qualche secondo mi rendo conto che l'orlo della mia gonnellina a portafoglio si è aperto dispettoso, mostrando il piccolo triangolo di seta viola che copre le mie parti intime. Mi alzo di scatto nel tentativo maldestro di non mostrare oltre, ma il vento caldo che puntuale a quest'ora spira da sud, mi solleva anche l'altro lembo lasciandomi praticamente in mutande.
Il  mio imbarazzo aumenta notevolmente mentre con entrambe le mani combatto col vento emulando i gesti di Marylin Monroe nel mitico film, ma il manager è molto gentile e capisce la situazione. Finisce velocemente di raccogliere le ultime cose rimaste per terra, me le porge e poi mi invita a seguirlo per prendere un caffè all'interno del bar, sicuramente meno ventilato.
-c'è un bar qui? non lo sapevo...- rispondo con aria stranita
-si, e non solo. Venga, glielo mostro. Il minimo che possa fare per scusarmi di averle fatto cadere tutto e di averla messa in imbarazzo è offrirle almeno un caffè, o qualunque altra cosa desideri, naturalmente -
Lo seguo titubante verso la zona più interna dell'autolavaggio, nascosta alla vista distratta di chi entra da folti cespugli di bouganville viola arrampicati ad una spalliera di legno, e appena superata la barriera visiva data dai fiori, mi rendo conto che proprio affianco all'autolavaggio c'è un'altra piccola struttura, una specie di villetta bassa con un giardino d'inverno curatissimo nell'ampio patio, con pochi bei tavolini tondi decorati a mano.
Ci accomodiamo e ordiniamo due caffè freddi alla ragazza che sonnecchia annoiata dietro il bancone.

-Ma permetta che mi presenti. Mi chiamo Mario T. E lei?
-Molto piacere, mi chiamo Manuela, ma ti prego, diamoci del tu, altrimenti mi sentirò ancora più vecchia...
-Vecchia? ma se sei stupenda...non ti nascondo che appena sono arrivato ti ho osservata di nascosto e sono rimasto colpito dalla tua grazia e dalla tua femminilità...
-Se vuoi mettermi in imbarazzo ci stai riuscendo...ma sei gentilissimo...-
-Lo vedi? il tuo rossore mi conferma la sensazione che ho avuto appena ti ho vista. Sei una donna inconsapevole della propria sensualità. Non sai che cosa provochi in chi ti guarda-

e nel dire quelle parole prende la mia mano e la porta verso la patta dei suoi pantaloni gonfia e dura.

La mia sorpresa per quel gesto così inaspettato non è superiore alla sorpresa per la mia stessa violenta eccitazione. Sento improvvisamente il sangue fluire veloce, correre in ogni cellula sotto la spinta del cuore accelerato, sento un formicolio allo stomaco, il mio sesso pulsare e le mie gambe diventare molli e liquide. I nostri sguardi sono incollati mentre le mie mani vivono di vita propria.
La consistenza invitante sotto la stoffa tesa dei pantaloni mi rivela la sua evidente eccitazione e ho già dimenticato di non sapere assolutamente nulla di quest'uomo conosciuto da cinque minuti. Stringo leggermente le dita attorno attorno al suo cazzo e inizio a muovere la mano su e giù in una oscena carezza.
Lo sto masturbando spudoratamente al tavolino di un bar dopo soli cinque minuti che ci siamo presentati!!!

Sono come ipnotizzata dai suoi occhi magnetici, ha avuto la capacità di farmi eccitare e bagnare e pensare al sesso più estremo in un solo istante, senza paure e senza remore.
La famosa "scopata senza cerniera" oggi mi viene servita su un piatto d'argento.
Sarà il suo profumo...forse usa uno di quei maledetti profumi ai feromoni che modificano geneticamente la tua capacità di intendere e di volere, ma inconsapevolmente mi bagno le labbra con la lingua senza staccare mai gli occhi dai suoi.
- in questo locale hanno delle stanze molto riservate e belle...ho voglia di fare cose che qui all'aperto non si possono fare, vieni con me...voglio farti capire quanto sei bella e quanto sei femmina
Senza profferire parola mi alzo e lo seguo ubbidiente; tenendomi per mano come una bambina mi conduce all'interno della villa dagli arredi sorprendentemente eleganti e curati. La ragazza annoiata dietro il bancone del bar ci segue con sguardo trasversale, masticando un chewingum e immaginando perfettamente cosa accadrà tra pochi minuti. Chissà se anche lei è eccitata come me.
All'interno del salone c'è una piccolissima reception in un angolo e all'accoglienza c'è un signore algido e dall'aria imperscrutabile che, con gesto veloce e silenzioso, prende il documento e la carta di credito del mio accompagnatore, e gli consegna una chiave con il numero 5. Con un gesto della mano, sempre in totale silenzio, indica il corridoio in fondo alla stanza, tappezzato di rossa moquette di velluto.
Il rumore dei nostri passi, sempre più veloci, sono attutiti dallo spesso strato di morbido velluto che calpestiamo e dalla musica soffusa della filodiffusione, e appena la porta si chiude dietro le nostre spalle, mi spinge al muro tenendomi bloccata con il suo corpo e mi bacia con una lentezza esasperata. Sembra che stia prendendo le misure della mia bocca con la lingua, mentre con le mani mi accarezza piano la schiena inarcata. Le sento infilarsi delicato sotto il top leggero, sfiorare la pelle che rabbrividisce ad ogni tocco, e quando inizio a sbottonargli la camicia, mi ferma.
- aspetta, voglio restare ancora vestito mentre ti guardo.
Mi porta sul letto e mi sfila la maglia, la gonna che ho sbottonato velocemente cade ai miei piedi, e resto così vestita solo dei miei tacchi e del mio completino intimo viola di seta.
Seduta sul bordo del letto, mi lascio guidare in tutto, appoggio la schiena sul copriletto mentre lui carponi mi sovrasta come un animale che sta annusando la sua preda, mi solleva un piede per leccarmi la caviglia mentre con la mano mi accarezza fino all'inguine. Le sue carezze mi regalano brividi che mi percorrono per tutto il corpo, mentre la sua lingua sale lentamente lungo un percorso sensoriale all'interno della gamba. Inginocchiato di fronte a me, mi solleva entrambe le gambe e, tenendomi le mani sotto le ginocchia, mi spinge più all'interno del letto continuando il suo percorso con la lingua. Non si avvicina al mio sesso bagnato, ci gira intorno, lo annusa sfiorandomi con il naso il monte di Venere, leccandomi l'inguine, arrivando all'ombelico e poi ancora più su, nello spacco tra i seni abbondanti e ancora vestiti di pizzo e seta. Inginocchiato sul letto, ancora vestito, finalmente decide di darmi ciò che aspetto.
Si slaccia la cintura dei pantaloni e apre la cerniera e il suo sesso esplode all'esterno in tutto il suo vigore. E' lucido e gonfio, la cappella già completamente scoperta e tesa. Mi viene più vicino e, sempre inginocchiato carponi accanto a me, prendendomi per i capelli mi solleva leggermente la testa e mi infila in gola il suo enorme cazzo. La lentezza di pochi istanti prima svanisce di colpo, i suoi movimenti diventano veloci, rudi.... Mi piace il sapore del suo sesso, sento il leggero pizzicore salato sulla lingua della sua eccitazione e, sempre restando distesa, mi lascio scopare la bocca con la furia di un animale. Mentre spinge con vigore la mia testa sul suo cazzo, le sue dita iniziano a scostare il piccolo lembo di perizoma e entrano nella mia carne già bollente e umida. Il rumore delle sue dita, che veloci mi masturbano, si unisce al rumore del risucchio del pompino che gli sto facendo.

Sono copiosamente bagnata, in modo osceno aperta alle sue mani, e così decide di assaporarmi. Mi toglie il perizoma facendomi sollevare le natiche, poi mi apre meglio le cosce e, tenendomele aperte con entrambe le mani che spingono all'interno delle mie ginocchia, inizia a leccare le mie labbra. Me le apre con la lingua, mi succhia il clitoride alternando le succhiate a veloci movimenti della lingua a titillarlo e sento le porte del Paradiso iniziare a schiudersi.
Deve essersene accorto perché si ferma e inizia a spogliarsi. Mi fa mettere a pecorina con diversi cuscini sotto la pancia, con la cravatta mi lega i polsi alla spalliera del letto in ferro battuto e, aprendomi la natiche con le mani, mi penetra senza troppi complimenti, e subito inizia a scoparmi con la furia di un animale. Colpi possenti e profondi, con le palle che sbattono contro la mia fica ormai fradicia, mentre con il pollice, che mi ha prima infilato in bocca a bagnarlo di saliva, mi entra nella rosellina stretta. Questa è una cosa che mi fa subito partire....divento un'altra quando sono in preda alla folle eccitazione come in quel momento. E il dito nel culo mentre vengo scopata a pecorina è una garanzia di orgasmo immediato.
-Che puttana che sono....sono una troia...siiii....continua così....non ti fermare....sbattimi forte....-

Se ci penso ora, sono ancora incredula che quella donna fossi io, ma mi sentivo stupendamente puttana.
E la cosa mi eccitava da morire.
Non avevo mai scopato con uno sconosciuto, e per di più non avevo mai scopato con uno sconosciuto così ben dotato sia di cazzo che di fascino e capacità amatorie. Un vero colpo di fortuna.
I suoi colpi ben inclinati mi hanno fatto venire quasi subito e in modo violento e, nonostante le mie urla, ha continuato a scoparmi e a sculacciarmi come una cavalla imbizzarrita da domare.
Le gambe mi tremavano per gli spasmi dell'orgasmo che sembrava non finire mai e quando ho sentito che anche lui stava per venire ne ho avuto quasi sollievo.
Il calore della sua sborra sulla schiena e le sue urla di piacere mi hanno fatta sentire ancora più troia e soddisfatta.
Con le mani che ancora stavano stringendo forte i miei fianchi nonostante avesse finito di stantuffarmi, mi ha spalmato la sua crema sulla pelle e poi mi ha infilato le dita sporche del suo seme in bocca per farmele succhiare. Dopo aver sciolto la cravatta, improvvisata corda, mi gira e mi bacia con una passione inaspettata. -Sei stata fantastica, e sei bellissima...-


E' stata una bellissima esperienza. Strana, diversa dal solito.
Ci siamo fatti una doccia insieme, insaponandoci a vicenda, e poi ci siamo rivestiti in tutta fretta e siamo andati a ritirare le nostre macchine ormai pronte. Non ci siamo nemmeno scambiati i numeri di telefono, e sicuramente non ci rivedremo mai più... ma credo che andrò più volentieri a lavare la macchina da oggi in poi....

8 commenti:

  1. Splendido e coinvolgente racconto, anche nei minimi particolari (eccitante).
    P.S.
    Mi daresti l'indirizzo dell'autolavaggio?????

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    1. ehehehe...seconda stella a destra, questo è il cammino....e poi dritto fino al mattino :-)
      poi la strada la trovi da te...porta all'autolavaggio che non c'è

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    2. Bel racconto! Le situazioni inaspettate che spesso immagino. Mi ha turbato molto :-)

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    3. Ciao Tonico, in effetti anche io preferisco di gran lunga le situazioni impreviste a quelle organizzate...
      Ti ha turbato....diciamo che qualcuno ha usato altri termini.... ;-)

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  2. Cerco di mantenere un linguaggio misurato Manuela, ma ho vari livelli di linguaggio, stanne sicura. :-)

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    1. :)) Lo so....lo so....
      A buon intenditore poche parole ;)
      Ciao Tonico

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  3. Sei molto brava e racconti molto bene.
    Ciao.

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  4. Grazie Stella, é sempre un piacere essere apprezzata dalle donne

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