lunedì 26 novembre 2012

Il maestro di nodi

Quanto vale la mia vita? Me lo sto chiedendo solo ora che la paura affiora alle labbra come un succo amaro. Mi sto forse pentendo di aver iniziato questo gioco perverso e ora la tentazione di fuggire, di lasciarlo ad aspettarmi invano, è fortissima.
Eppure non riesco a smettere di volerlo, di volergli affidare totalmente la mia vita per qualche ora, per capire fin dove posso arrivare, per avere una nuova fonte di adrenalina, per aprire la mia mente a nuovi scenari, a nuove emozioni.
Cammino lenta nel freddo di novembre quasi come per allungare il tempo, come si fa con un elastico, e darmi la possibilità di respirare ancora a fondo. L'aria oggi è frizzante e limpida, mi entra nei polmoni come un balsamo e mi dà la forza per combattere le mie paure.

Appuntamento nella camera 614 di un albergo come tanti, in una zona periferica di Roma.
Non l'ho mai visto, lui.
Altra follia.
Ho sempre scelto uomini che mi piacevano, non ho mai apprezzato gli appuntamenti al buio: credo fortemente nel potere della chimica e nell'attrazione a pelle che si prova solo quando ci si guarda negli occhi, quando ci si sfiora, soprattutto quando poi ci si vuole ritrovare a letto in uno scambio di intimità e piacere. Non riesco a fare sesso con uno che non mi piace, meglio un dildo a quel punto.

Ora mi sento come se tutti i miei principi fossero sovvertiti dal suo arrivo nella mia vita. Tutto ciò in cui ho sempre creduto, improvvisamente perde forza per lasciare spazio al predominio che ha sulla mia mente. Offusca ogni mia capacità di decisione.

Un uomo che sappia dominarmi ... pensavo fosse impossibile trovarlo! Sono sempre stata la "Signora del castello", come mi ha amabilmente definita, abituata al comando anche in casa, anche in famiglia, anche al lavoro, sempre autonoma e indipendente, libera di agire e di pensare, libera di scegliere e di negare. Libera.
Ora non mi sento più libera. Mi sono legata, ammanettata, avvinghiata strettamente, e da sola, ad un pensiero che mi toglie il respiro e non lascia spazio ad altro: voglio essere in sua balia, senza riserve, senza prudenza, per imparare a lasciare da parte per un po' il controllo, sentire che c'è una mano forte e sicura a guidarmi e a decidere per me, anche a letto. Anche a costo di farmi male. Voglio imparare ad avere fiducia totale.

Tutto come deciso, entro dall'ingresso secondario senza mostrare indecisione alcuna, come una delle tante clienti in transito dal parcheggio dell'hotel, giro a sinistra come mi ha indicato, prendo il primo ascensore e clicco sul 6.
Mi guardo ancora allo specchio qualche istante. Il mio viso è teso come il primo giorno di lavoro, come il primo giorno di scuola, come il primo giorno al mondo. O come l'ultimo.

Si aprono silenziose le porte dell'ascensore, mi guardo intorno con aria furtiva anche se non c'è nessuno a quest'ora, neanche le cameriere che hanno ormai finito da tempo il giro di pulizie delle camere. Sciolgo il foulard che ho al collo e mi bendo, proprio lì davanti alla camera 614.
Busso piano con le nocche mentre sento il mio respiro fermarsi e il cuore pulsare sempre più veloce.
La porta si apre, qualcuno mi prende per mano e mi conduce all'interno, e poi sento il clic della serratura chiudersi dietro di me.

Silenzio. Un silenzio quasi assordante in cui il mio respiro affannoso riempie l'aria, tagliato improvvisamente da una carezza sulla guancia. Il dorso della sua mano percorre lento il mio profilo, mi accarezza piano le labbra, scende lungo il collo, nell'incavo dei seni che si muovono seguendo il ritmo affannoso del respiro.
E' buono il suo odore. E' molto maschile e discreto. Eccitante.

- Sei molto bella. Più che in foto. Sei sempre sicura di voler giocare?-
La sua voce è profonda, calma, decisa.

- Si, sono sicura di volerlo. Ma ho paura. Conducimi per mano tu. Insegnami tutto ciò che c'è da sapere un po' per volta.
- Non devo insegnarti niente. Devi solo fidarti di me. Tu sarai creta nelle mie mani, sarai totalmente in mio potere. Deciderò io cosa fare e come fartelo. Se pensi di non riuscire a sopportare il dolore oltre una certa soglia, sai qual è la parola da pronunciare: Rosso. Se ti sentirò pronunciare "rosso" mi fermerò immediatamente, ma se non mi dirai di fermarmi ti porterò laddove non hai nemmeno mai immaginato di poter essere. E ora lascia che ti spogli di questi abiti. Voglio guardarti.-

Lentamente mi sfila la gonna e la lascia cadere ai miei piedi. Mi sbottona la camicetta, dopo avermi sfilato la giacca del tailleur, mi toglie il reggiseno, il perizoma, mi sfila le autoreggenti e le scarpe.
Sono completamente nuda, vestita solo di un foulard sugli occhi.

Tremo come una foglia, e non so se è per l'aria fredda che mi avvolge, per la paura o per l'eccitazione.
Poi sento delle corde sottili stringermi i polsi dietro la schiena, con le braccia in una posizione non molto naturale.
In una lentezza esasperante, sento i nodi stringermi la pelle e lo stomaco, prima ai polsi, poi all'altezza dei gomiti, e poi più su, in modo da rendermi totalmente impossibile ogni movimento.
Ogni giro di corda che mi immobilizza è accompagnato da un lieve bacio sul collo o sulle spalle, dal suo alito che mi sussurra all'orecchio che sono bellissima, che oggi sarò la sua schiava ma anche la padrona del suo piacere.
Cerco di assumere una posizione più comoda ma mi blocca.
- Non muoverti. Stai ferma o sarò costretto a farti male.
La sua voce ora è dura, ha cambiato completamente timbro. E' una voce che non ammette repliche, e io mi sento come una vergine pronta al sacrificio.

In effetti sono una vergine in questo tipo di esperienza. Non ho mai vissuto niente di simile prima d'oggi. Non ho mai giocato nemmeno a farmi legare al letto con la cravatta.
L'unico mio ricordo, per niente piacevole, legato alle corde, risale a quando, ancora bambina, giocavo in giardino con le amiche e un gruppetto di ragazzini più grandi mi prese e mi legò ad un albero, giocando agli indiani; le mie amichette, spaventate, fuggirono e mi lasciarono lì, in lacrime.
Non so quanto tempo passò prima che mio fratello venisse a liberarmi. Credo di aver rimosso i particolari di quel pomeriggio in cui fui legata e lasciata sola con le mie paure.
Ma ora ho scelto io. Ho paura, ma so che c'è chi la gestirà. Ubbidisco agli ordini come una brava bambina, aspetto istruzioni.

- Ora ti distenderò a pancia in giù sul letto, ma prima voglio che ti inginocchi davanti al tuo padrone.-
Con la mano sulla mia testa mi spinge giù con le ginocchia sulla moquette e mi infila il suo membro già duro in bocca.
Tenendomi per i capelli detta il ritmo e mi spinge con forza sul suo piacere, fino quasi a farmi soffocare, fino a farmi colare un rivolo di saliva lungo le guance. Gli occhi bendati lacrimano di già sotto la seta del foulard.
-Ora leccami. Senti il sapore della mia carne, perché sarà l'ultima cosa piacevole che sentirai prima del dolore.

Dopo avermi fatto assaggiare la sua consistenza e il suo sapore, lasciandomi una certa liberà di azione e lasciando che questo mi eccitasse, mi ferma, mi aiuta a sollevarmi e mi fa stendere a pancia in giù sul letto.
Scivola lento con le dita lungo la mia schiena, tra i nodi che, stretti, mi legano al mio stesso corpo, accarezzando la mia pelle ormai già segnata.
Improvvisamente mi colpisce con il palmo aperto sulla natica. La sorpresa è tale da farmi urlare.
- Non urlare. Se urli ancora dovrò percuoterti più forte.
Mordo le lenzuola tra i denti e aspetto in silenzio. Ora lo so che mi colpirà ancora, sono pronta.
Il suo colpo mi arrossa la pelle, la sento bruciare come non avevo mai sentito prima, ma riesco ad ingoiare un gemito insieme al dolore. Mi colpisce ancora, e poi mi accarezza. E poi ancora più forte. Le sue dita ora sfiorano il rossore appena provocatomi e in una languida carezza si inoltrano dentro di me, trovandomi già umida e calda. I miei sensi acuiti dall'impossibilità di vedere e di muovermi mi fanno seguire i suoi movimenti sapienti nella mia carne. Entra ed esce, con le dita leggermente piegate ad uncino, e tocca i miei punti sensibili. Mi tortura piacevolmente con due dita dentro, mentre mi infila le dita dell'altra mano tra le labbra perché le succhi, sollevandomi leggermente la testa all'indietro. Mi scopa la bocca con le dita e poi, ormai fradice della mia stessa saliva, si inoltra nella rosellina stretta col dito medio. Entra con maestria dentro me da entrambe le porte del piacere, ma quando sento che sto per godere, si ferma.
- No, non è ancora l'ora. Potrai godere solo quando lo deciderò io.

Resto immobile e sospesa, in attesa.
E ancora non so cosa sta per accadermi....

Work in progress...




domenica 18 novembre 2012

La ballerina russa

In questo post offro "ospitalità" ad un amico italiano di Praga che si diletta a scrivere qualche racconto ma non ha il tempo per seguire un blog tutto suo. 
Il racconto che leggerete di seguito non l'ho scritto io, ma lui.  
Io mi sono solo limitata a scegliere qualche immagine e la musica. 
Il mio amico si chiama Alex Sandro



Quando la mattina scendevo in sala Colazioni ero sempre un po' sbattuto, assonnato...a volte anche in abbigliamento comodo, giusto una lavata di faccia. Ché la mattina ho molta fame e devo fare prima la colazione...per poi tornare nell'appartamento, capire dove va il mondo, guardarmi allo specchio, e quindi lavarmi, vestirmi e fare tutto per poi cominciare a vedere...come finirà la giornata.
E quindi stavo col cappuccino, brioche, succo d'arancia e il toast prosciutto e formaggio nel tostapane quando la vidi.
E poggiai immediatamente la tazza del cappuccino sul tavolo. Che finì logicamente sui fogli sparsi che avevo davanti, degli ordini del dining settimanale.
Niente. E si rifaranno di nuovo 5 copie per i fornitori, e mi prenderò qualche parolaccia dell'impiegata slovacca dell'Ufficio centrale del F&B della Società. Sticazzi.
La vicinanza col Teatro Nazionale, e la nostra buona reputazione, ci aveva permesso negli anni di avere come clientela molti artisti e Compagnie Liriche, Classiche e di Balletto in tournèe a Praga.
E lei, con altri tre compagni, di cui una coppia e un'amica...era in una di queste Compagnie. Russa. Di Balletto.
Una ballerina Russa.

Bella...bionda capelli corti alle spalle e occhi azzurro cielo. Un viso tondeggiante con il disegno classico degli occhi della regione Caucasico Siberiana...cioè tendente all'Asiatico. Una gatta.
Una gatta Russa con gli occhi dell'acqua marina.
Mi sorprese la statura...ed il fisico. Ma dopo aver saputo la professione, non più di tanto. Alta un metro e sessantacinque, circa. Sara' pesata, non so', quarantacinque chili. Praticamente come le ballerine sui carillon...un fascetto di nervi e muscoli senza un grammo di grasso. Su quel corpo perfetto, da sedicenne.


Lei aveva due figli e ventotto anni.
Tutto questo lo seppi un po' dalla Reception...un po' da lei.
Alla sua entrata in sala si guardò intorno per cercare il tavolo dove sedersi. E mi guardò: e ai miei smadonnamenti per l'insozzatura dei fogli di lavoro...rise.
E si coprì la bocca con la mano; quella mano bianca, nervosa e delicata insieme. Che come alzò nell'aria della sala, sembro' come il mago prima della recita della formula segreta: tutto si fermo'.
Io la guardai e, indicandomi la testa con il dito come a dire che ero scemo, e indicando i miei occhi che guardavano il suo fisico, stretto in pantacollant neri e camiciotto bianco attillato che segnava i suoi capezzoli di un seno di una seconda scarsa ma dritto e fermo...risi insieme a lei!
E mi disse, in Italiano stentato: -"sempre alegri Duon Giovàni voi Italiani..."-
Le risposte ed il colloquio fu' rapido e sincero, aperto. Ed in Inglese. Che' lei conosceva poche frasi in italiano; ma interi brani di Opere Liriche, quindi non proprio il cavallo mio di battaglia in conversazioni ed approcci con l'altro sesso. Mi piace certo, alcuni brani senz'altro...ma intere frasi da libretto dOpera no. Ho i miei limiti. E non potevo certo competere con lei.
L'inglese andava benissimo.
Era di Omsk, prima della Siberia. E le piaceva il sole. Ed il mare. E aveva studiato tanto e viaggiava sempre tra Russia ed Europa, anche tournee in Oriente.
Ed era, ovviamente innamorata dell'Italia. E le piaceva, non conoscendolo a fondo io pensavo, il carattere e l'uomo Italiano.
Ma tant'è...sempre a volte bistrattati all'estero per come si comporta l'Italia nelle sue beghe e carenze politiche, sociali e di relazioni estere...che insomma avrei potuto sfruttare questo suo piacere nei confronti dell'italia a mio favore.
E quindi ci demmo appuntamento per la sera. Per andare a mangiare la pasta Italiana, diceva lei. Certo, nel mio mare nuoto tranquillo.
E un paio di drink in un club vicino al teatro che' Svetlana, questo e' il suo nome, doveva sentire, fiutare l'aria che si respirava nelle vicinanze del teatro; prima dell'esibizione.
Chiaramente dissi si, anche se io mi ricordavo solo odore di smog, anche se minimo...e a volte d'acqua putrida se la Moldava d'inverno andava in piena.
E quindi aspettandola nell'ufficio di reception, all'improvviso e in anticipo rispetto l'orario...si apri la porta e mi battè forte il cuore. Davvero. Lei arrivò, scendendo dalle scale principali con una grazia che pareva scivolasse.
La mia mente si mise subito a caccia della possibilità di dove poter trovare un mantello da Principe Azzurro.
Perché avevo davanti una Principessa.
Un vestito giallo limone chiaro, quasi anni 60, mi ricordava certe foto di mia madre, di quell'epoca.
Semplice, a sbalzi sulla gonna a due o tre strati. Stretto in vita da una cinta a stringa nera lucida. Pochette nera lucida da sera e scarpa decollete' Chanel tacco medio color panna .
Uno splendore. Una graziosissima piccola ballerina Russa di carillon.
Il trucco inesistente. Non le serviva. Appena dell'ombretto per risaltare quegl'occhi di ghiaccio da gatto Siberiano, ce ne fosse stato bisogno; ed uno chignon con dei laccetti a chiuderlo sempre color panna chiaro. Due bottoncini di perle alle orecchie ed un filo al collo...piccole.
Che le incorniciavano un collo da cigno splendido, con il contorno delle bretelle del corpetto del vestito che incorniciavano il viso e le spalle nude e nervose in modo sublime, perfetto, quasi geometrico.
Io deglutii piu' volte e non trovai parole. Mi voltai verso il mio amico, il proprietario della struttura e fratello di scorribande notturne nei postriboli di Praga e dintorni... e non parlai. Lui nemmeno ; sgranammo solo gli occhi in atto di stupore e assenso.
Allora, ripresi coscienza e porgendole la mano la feci entrare in ufficio e la presentai. Lei intimidita e sorpresa della confidenza solita che gli Italiani hanno tra loro e con gli estranei, salutò e mi guardo' subito. Voleva stare con me.
Ed io con lei.
Salutai con strizzatina d'occhio complice il mio amico e lei sottolineò il saluto con sorriso ed un piccolo, splendido impercettibile cenno della testa.
E prendendo sotto braccio questa splendida creatura, apri il portone. E, quasi impacciato ed intimorito di poterla rompere, farle male, ci avventurammo nella soffice e morbida sera Praghese.
Come un Cavaliere con la sua Principessa.
Io e la mia splendida e minuta Ballerina Russa di Porcellana.
Io, che tutt'al più posso essere un becero Pirata.
E comunque, tutto filò liscio. La cena in un locale di un amico, dove ci andavano molte star Americane di passaggio per produzioni cinematografiche a Praga, politici locali, e sportivi e starlette varie nazionali.
Classica Carbonara, Pappardelle al cinghiale, precedute da tagliere con formaggi e salumi vari. Io basta. Lei prese il carpaccio con grana e tiramisu'.
Complice anche un buon rosso di Montalcino la serata scorse tranquilla e mi chiedevo come potesse mangiare cosi di gusto e avere quel fisico.
Ma, logicamente, il suo lavoro e sicuramente il suo metabolismo mi diedero la risposta.
Passeggiando amabilmente nella tarda sera mi parlo' dei figli, del lavoro e della fortuna che aveva avuto per potere arrivare a farlo a quel livello. Buono, ottimo per lei; in un campo molto selettivo, competitivo e professionale.
Davanti al Teatro Nazionale c'era poca gente, qualcuno alla fermata del Tram. Qualche turista passeggiava sul lungo fiume, altri facevano foto di rito davanti al Portone Ottocentesco del Teatro...
Lei, delicatamente, sfilo' la mano da sotto il mio braccio che aveva chiesto come accompagno durante la camminata.
Con modo semplice, delicato. Antico.
E come mi conoscesse, lo aveva semplicemente chiesto perche' sapeva che io l'avrei fatto.
Si aspettava galanterie antiche, remote. Da fiaba...da recita Teatrale. E quindi lo feci.
Ma quando appunto' lo tolse e mi prese la mano, un sottile fremito mi colse le labbra, le braccia, la testa.
Facemmo un giro intorno al teatro, lentamente...lei si guardava intorno, quasi rapita, allucinata, assente. Io la seguivo in silenzio. Pensavo che doveva essere una tecnica di concentrazione, quasi un rito scaramantico per la riuscita della performance futura.
E poi...vide quella panchina in ghisa, sovrastata da quell'albero spoglio, quasi secco. E mi guardo' negli occhi, delicatamente. E mi fece cenno di seguirla e di sedersi. 
Io accondiscendendo con il corpo e la testa le feci strada e ci sedemmo.
Lei si sistemo' la gonna del vestito; i suoi movimenti erano cosi perfetti, semplici e delicati...che sembrava recitasse. Ed invece no.
Era cosi. Era la sua attitudine, il suo modo di fare. Il suo lavoro, la sua storia, la sua vita.
Lei era quello, nel corpo e nell'anima.
Una splendida, semplice ed aggraziata piccola Ballerina Russa.
Adesso. Accanto a me. Che mi guardava. Con occhi sognanti, sereni...innamorati.
E mi bacio'. Mi strinse la mano, sulle mie gambe e mi bacio' ancora. In un modo talmente delicato che ebbi dei giramenti di testa. Forse ormai non piu' memore di quei baci, di quella dolcezza.
Ed allora le presi ancora le mani e le baciai. Due volte. Lei rise e si accosto' con la testa alla mia spalla.
Rimanemmo cosi un secondo un'ora...una notte intera. Non ricordo.
poi, all'improvviso , di scatto, si tiro' su e dandomi un'altro bacio passionale, stavolta molto marcato, netto, deciso...mi disse di tornare al residence. A casa. nella sua.
Ormai io quella sera avevo pronunciato poche parole. Affascinato e rapito dalla sua presenza, dalla sua grazia. Dall'aura di evanescenza dei suoi movimenti.
Quasi impaurito che, sul piu' bello, potesse sparire.
E dissi si. Logicamente, cosi solo un si che mi usci piano, quasi in falsetto. Che' la voce ormai quella sera aveva lasciato posto al sogno.
E ci ritrovammo, di nuovo, di fronte al portone di casa. La mia. E la sua.
E salimmo le scale verso l'appartamento.
Il suo.
Entrando in casa all'Est c'e' l'abitudine di levarsi le scarpe, subito. Che' c'e' tutto parquet in terra. E si rovina...e poi e' un semplice gesto per dire e dirti che stai a casa e ti rilassi. E lo feci . Ed anche lei. Me ne andai verso il salone e mi stavo accomodando sul divano...quando lei con fare malizioso ed sorriso grande, pieno amorevole, non si fermo' alle scarpe. Comincio' a slacciarsi la cintina in vita...e la mise sul letto; si giro' e mi si inginocchio' davanti in attesa che gli tirassi giu' la lampo del vestito. Cosa che io feci meravigliato ed eccitato, immediatamente. nei pantaloni ormai l'erezione era evidente e anche dolorante, visto che premeva sul mio pantalone di cotone verde scuro. Lei, di schiena, lo senti, subito.
Rise, volto' la testa su quel collo perfetto e mi disse di aspettare. Nel mentre si tirava su, le risfiorai tutta la schiena con le mani...un po' fredde.
E lei fremette, anche di eccitazione.Si giro' verso di me, le mani sull'evidente erezione del mio membro e mi bacio' con passione e disse :-" Mio omo Italiano de stanote..."-
Io preso da questo piccolo sogno Russo che avevo davanti, le presi il viso tra le mani e la ribaciai, sulle labbra e dietro i lobi delle orecchie; e feci scivolare le mani sulle spalle, fino a farle scendere il vestito alla cintura. E mi ritrovai davanti ad un seno che vedevo solo sulle foto di nudi d'Artista.
Piccolo, perfetto. Dritto. capezzoli quasi bianchi...cioe' un rosa talmente pallido che si notava a stento.
Uno splendido piccolo neo nerissimo sotto il seno sinistro, la facevano sembrare una bambola di porcellana. Bianca pelle, perfetta, lucida e tonica. Un sogno.
Una ballerina Russa sognata da sempre. Avuta mai. E tra le mani, cosi semplicemente e magicamente quella notte.
Si ritiro' indietro lasciandomi il membro con le mani, si mise la mano davanti il volto a palmo largo, come dire : aspettami...cinque minuti.
Mi alzai dal divano, e mentre lei andava in bagno, mi cominciai a togliere il maglione, i pantaloni ed i calzini...e la t-shirt...
Non avevo neanche voglia di guardare in giro, tanto quegli appartamenti li conoscevo a memoria.
Andai solo in cucina a bere dell'acqua; e la sentii che cinguettava una strana nenia Russa nel bagno. Ed io stavo in boxer in cucina con un bicchiere d'acqua in mano.
E sentii la doccia aprirsi...ed aprirsi la porta.
Il suo viso delicato e sorridente, mi si affaccio' dalla porta. E mi fece segno di andare, di entrare in bagno.
Di fare la doccia insieme, con lei. Poggiai il bicchiere e, sfilandomi i boxer, entrai.
La vidi perfetta, bianca, un personalino delicato e disegnato dall'esercizio e dal lavoro. Una linea del posteriore bello, magnifico; piccolo ma pieno rotondo e non magro, carnoso di muscolo, con un buchetto laterale sui glutei che quando lo incontro, sogno. E lei l'aveva.
Il ventre piatto e muscoloso ma appena accennato sugli addominali. Spalle larghe geometriche, precise, che chiudevano su un giro vita che si poteva quasi prendere chiudendogli intorno le due mani.
Cosa che feci, entrando nella doccia; la cinsi in vita e la alzai verso di me, stampandogli ancora un bacio sulle labbra, quelle si rosse vermiglio. Forse dall'eccitazione o dal calore dell'acqua, del vapore.
E vidi il suo sesso stretto, piccolo e con labbra appena accennate. Con un piccolo disegno triangolare fatto coi biondi peli pubici. Una riga finissima di cinque centimetri.
Lei si sciacquo'...poi si dedico' a me. Mi insapono' la schiena, il petto, le gambe. E si fermo' sul sesso. Lo prese in mano delicatamente, con grazia, come suo solito in ogni movimento che faceva.
Lo risciacquo' vigorosamente anche sui testicoli e quindi ormai la mia erezione era straripante, quasi imbarazzante per il dolore che mi procurava.
E quindi, lei pose a terra il braccio del tubo della doccia, e si piego' davanti a me.
Mi guardo' dal basso, mi sembrava quasi sparita tanto era piccola la' sotto di me.
Ma mi resi subito conto che c'era quando mi prese in bocca la cappella gonfia e morbida...cosi come calda e morbida era la sua bocca. E con un ritmo inaspettato comincio' a succhiarmi forte. Aggiungendo quasi dolore al mio dolore.
Le sue mani insieme si chiusero sui testicoli che gonfi ed altrettanto doloranti dal desiderio represso reagirono, complice l'acqua, indurendosi e raggrinzendosi.
Ora lei succhiava e leccava la cappella con delicatezza...e se ne ando' girovagando con la lingua su e giu' per tutta l'asta. E guardandomi, senza dire nulla, se lo rimise in bocca.
E mi riguardo'. Capii. Le presi la testa ed i capelli che aveva mantenuto in quel grazioso chignon col nastrino in seta panna ...e spinsi. Piano, ma spinsi la sua testa in fondo e appoggiai una gamba sulla maniglia dell'asciugamano appena fuori la doccia.
E la misi sotto di me, dentro di me; tra le mie gambe, in profondita'.
Lei chiuse gli occhi ed apri' la bocca fin dove pote'...contenta di aprirsi a me e di avere in bocca quello splendido membro in rigidissima erezione.
Non fu una cosa rapida ne violenta. Lentamente, semplicemente lei lo voleva sentire in bocca, profondamente.
E quindi io con le mani su quella acconciatura disegnata da un pittore d'Art Nouveau, spingevo pianissimo, dolcemente...ma fino in fondo la sua gola.
Era quasi come volersi appropriare di me...e io di lei.

Unire i nostri corpi tramite il mio sesso e la sua bocca...
Le sue mani rapidamente sui testicoli li massaggiavano fortemente e, anche lei però...lentamente. Era cioe' ogni stretta un piacere ed un dolore per due, tre velocissimi secondi.
E non mi trattenni. lei era delicata ed eterea, sognante e reale al tempo stesso. Ed io da Pirata , con lei quella sera m'ero trasformato in Cavaliere.
E quindi la staccai, e le misi il viso sulla mia gamba sinistra.
E lei capendo, alzo' il viso e mi guardo'...quasi felice del suo lavoro, del mio. Contenta di avere e dare piacere al suo uomo Italiano di quella notte.
E si sistemo' bene e tiro' fuori il petto tirando indietro le spalle.
Ed io venni. E tutto il mio abbondantissimo seme, troppo trattenuto, fini' sul seno, colo' sulla pancia, termino' sul ventre...e sull'osso della scapola sua sinistra si formo' come un piccolo laghetto diSperma che lei guardo'. E alzando gli occhi verso di me, prese nella sua mano e se lo porto' in bocca,
Voleva avere il sapore, il ricordo di una notte con me. Col suo uomo Italiano
Facemmo l'amore due volte quella notte. In modo delicato, splendido; con punte d'eros semplice e sperimentato per la prima volta da lei. Sempre un po' rigida nei suoi stereotipi e timori.
Tornai nel mio appartamento che le luci del mattino mi ferivano gli occhi e l'anima.
Il mio viso sopportava a fatica ormai quelle lunghe ore di non sonno; di veglia continuata. Ma tant'era.
E scesi nella sala colazioni verso le undici, quando i clienti mangiavano uova e pancetta, fagioli e carne ed io, trattenendo i conati di vomito...cercavo di infilare la tazza sotto la macchina del caffe'.
La donna di servizio del Residence venne da me con un biglietto che mi veniva recapitato dal proprietario, mio amico.
Con sopra scritto un Ciao ed una parolaccia che ci diciamo tra noi, per confidenza...dentro ce n'era un altro.
Con il mio nome scritto in Cirillico, bellissima immagine...splendido ricordo.
-" Ciao, mio splendido Duon Giovani Italiano. Addio. Svetlana"-
Non dissi nulla. Anche perche' nessuno mi avrebbe potuto capire. Forse il mio amico, piu' tardi.
Alzai lo sguardo e la rigida donna delle pulizie ucraina mi disse che andava a sistemare le camere della Compagnia di Balletto Russo.
Che erano andati via.
Io feci un segno d'assenso con la testa; il mio cappuccino era finalmente uscito dalla macchina.
Andai al mio tavolo, il solito.
E ripensai alla mia favola, al mio piccolo sogno. Una piccola delicata Ballerina Russa. Di porcellana.
Come una graziosa ballerina di carillon.

E, questa volta il cappuccino non mi si rovescio' sul tavolo.

domenica 4 novembre 2012

Sempre di corsa

Ultima stampa contabile e poi spengo il pc e vado via di corsa dall'ufficio.
Anche stasera ho fatto tardi, come sempre. 
Sarà che, da quando il mio uomo mi ha lasciata per un'altra, ho spesso la testa tra le nuvole, sarà che dimentico sempre qualcosa, sarà che cerco di fare sempre tutto da sola, e a volte anche più di quello che dovrei, per non pensare a lui, ma stasera ho superato me stessa nell'orario di uscita da lavoro. Non mi sono proprio resa conto che fosse ormai quasi notte inoltrata, così immersa nei miei conti da quadrare e nel mare di carte che tappezzano la mia scrivania.
Mi avvio con passo deciso verso la fermata della metrò sperando di non perdere l'ultima corsa, camminando da sola in un'aria fredda e umida di novembre che mi sferza il volto. Sento le gambe quasi congelate e rimpiango di aver scelto queste bellissime decolletè dal tacco vertiginoso da abbinare all'abitino corto. L'autunno sembra arrivato di colpo stasera e la notte ormai è fatta di freddo, gelo e nebbia. 
Si, in ufficio devo sempre essere elegante e piacente per la mia clientela d'élite, e anche se sono solo una commercialista, devo mantenere un certo decoro e un certo stile nel presentarmi. Però camminare così, con queste maledette scarpe alte, non è per nulla semplice.
Scendo di corsa nel sottopassaggio della metropolitana, è ormai deserta a quest'ora, e quando mi si incastra il tacco in una grata dell'aria, rimango bloccata senza saper che fare. Lasciare lì la mia Louboutin da 500 euro è un'opzione impensabile, e non voglio nemmeno rovinarla!
Mi abbasso per slacciare il cinturino e sfilare così il piede dalla scarpa, ma quando si fanno le cose troppo in fretta non si riesce mai nel proprio intento. Ci si mettono anche la borsa documenti e il tubino stretto e corto a complicare i miei movimenti. Mentre sono accovacciata ad armeggiare con la scarpa, vedo arrivare tre ragazzi; forse loro potranno aiutarmi. Hanno dei borsoni da palestra, sembrano tanto tranquilli, oltre che carini.
- Scusate, ragazzi, potreste aiutarmi cortesemente? Mi si è incastrato il tacco e non riesco a liberarmi-
Mi si avvicinano tutti e tre e uno di loro, il più grande a prima vista, un bel trentenne moro e muscoloso, si abbassa per cercare di sganciare la fibbia.
Mentre lo fa però mi accarezza la caviglia. Resto per un attimo senza fiato. La paura si impossessa di me.
-Hai preso una storta? ... Posso dirti che hai una caviglia bellissima? E poi, queste scarpe....sei una donna di gran classe.-
E nel mentre lascia scivolare piano la sua mano all'interno della gamba.
-Anche le ginocchia sono belle. Lo sai che non dovresti camminare da sola a quest'ora? girano tanti malintenzionati...-

-Che intenzioni hai? vuoi aiutarmi o vuoi continuare a toccarmi le gambe approfittando della mia immobilità? ti ho chiesto solo di liberarmi il piede, non di infilarmi le mani dappertutto.-

Sono rigida mentre lo dico, e lui fiuta la mia paura, tangibile e comprensibile. Così cerca di tranquillizzarmi.
-Certo che voglio aiutarti, ma perdonami se il contatto con le tue gambe mi ha fatto perdere la testa. E poi il profumo della tua pelle è talmente forte da farmi perdere il controllo delle mie azioni. 
Ora te lo chiederò: posso continuare ad accarezzarti mentre ti slaccio il cinturino? non voglio farti del male, voglio solo sentire la tua pelle attraverso le calze- e siede per terra accanto alle mie gambe.

Sarà strano, eppure la situazione mi ha eccitata da morire. E' la prima volta che mi capita una situazione del genere, è la prima volta che mi trovo indifesa da sola con tre uomini, di cui uno mi sta facendo delle avance molto più che spinte, eppure improvvisamente non ho paura.
"Che potrà mai succedere?" mi dico? "E poi ... vorrei sempre cercare di dimenticare le carezze del mio ex, quale modo migliore per farlo che accettare queste morbide carezze da uno sconosciuto?"


Di tutta risposta lo guardo dritto negli occhi, sorridendo in modo eloquente, e apro l'unico bottone del cappottino, lasciando ancora più scoperte le mie gambe. Sollevo piano l'orlo del vestito e lascio intravedere il pizzo delle autoreggenti.

-Allora prego, accomodati. Se sai come "massaggiare" una donna potrebbe anche diventare piacevole.-
Il lampo nei suoi occhi rivela tutta l'eccitazione che sono riuscita a provocargli in un solo istante e con un solo sguardo allusivo.
Sento la sua mano salire piano, mentre con l'altra armeggia piano con il cinturino. Sale fino al bordo delle calze e ancora un po' più su. Sono eccitata come non mi capitava da tempo ormai. Guardo anche gli altri due per autorizzarli a partecipare al nostro gioco, visto che fino a quel momento si sono tenuti in disparte. Sono increduli ed eccitati, e quando hanno il mio ok lasciano cadere i borsoni per terra, si scambiano uno sguardo di intesa, e poi si avvicinano. 


Uno dei due mi annusa e lecca il collo e l'altro aiuta il suo amico a sciogliere il cinturino, liberando finalmente il mio piede. Recuperiamo la scarpa e ci spostiamo in un angolo appartato del lungo corridoio, lontano dai binari. Mi appoggio con le spalle al muro e sollevo completamente la gonna mostrando il mio intimo di pizzo, e ora le mie intenzioni sono più che chiare.
Il più grande, il morettino che ha iniziato il gioco, si avvicina e si inginocchia davanti a me, gli appoggio il piede scalzo sulla spalle e lascio che si accosti con la bocca al mio sesso; poi scosta piano la stoffa e assaggia il mio umore con la lingua, accompagnandola con le dita che, prima timide e poi sempre più insistenti, entrano nella mia carne già umida e calda.
L'altro, quello che prima mi annusava il collo, inizia a baciarmi senza più nessun timore, lasciando la sua lingua entrarmi in gola, esplorarmi avida, mentre l'altro mi palpa i seni abbondanti.


Sento le dita del moretto entrarmi dentro, una, due, forse tre.... i movimenti del mio bacino gli facilitano il tutto, lo accompagnano e gli dettano il ritmo, entra ed esce, con le dita arcuate a stimolarmi il punto G, mentre con la lingua sapiente mi titilla il clitoride. Ora  il mio orgasmo sta per arrivare, potente come non mai, e quando le sue dita umide di me si insinuano nella rosellina, scoppio in un gemito di piacere e in un orgasmo che mi fa tremare le gambe. 
L'ultimo treno però è appena passato...



-Sei bravo...ci sai fare con la lingua. Sentiamo anche quanto sei eccitato.-
Lo aiuto a sollevarsi e gli metto una mano sulla patta, attraverso il morbido tessuto della tuta, e sento tra le mani un cazzo di tutto rispetto in piena erezione . Strofino un po' la mia mano sulla stoffa, inizio a segarlo così, mentre gli altri due, ormai eccitatissimi anche loro, iniziano a segarsi, tenendo giù solo l'elastico della tuta, giusto lo spazio per cacciare fuori i loro arnesi giovani e focosi.
Ora sono io ad inginocchiarmi, con entrambe le mani gli abbasso il pantalone liberando la sua bellissima asta dai boxer, mi avvicino piano, gli lecco prima tutta la lunghezza, partendo dal basso, e poi, stringendogli le natiche con entrambe le mani, gli sputo sulla cappella lucida e lo ingoio tutto. Inizio così a succhiarlo con foga, salendo e scendendo fin dove riesco, giocando con la lingua intorno al buchino e poi ripartendo a succhiare forte. Lo guardo negli occhi, mentre proteso in avanti mi spinge il suo sesso in gola, e in men che non si dica sento delle pulsazioni avvisarmi dell'arrivo imminente di un orgasmo.
Mi scosto, inizio a segarlo e, quando viene, lascio che il suo sperma mi inondi il volto. 
Gli altri due si avvicinano e fanno lo stesso, riempiendo il mio viso di caldissimo seme.



Mi lecco le labbra, mi sollevo, prendo un fazzolettino dalla borsa, mi pulisco un po', e poi lo bacio con ancora i nostri sapori mischiati sulle rispettive labbra.

- Hai un buon sapore, sai di bagnoschiuma oltre che di maschio. Com'è che ti chiami? Questo è il mio numero di telefono. Chiamami quando vuoi.-
Gli passo il bigliettino da visita, recupero la mia scarpa infilandola senza allacciare, sorrido agli altri due, e vado via in cerca di un taxy.
- mi chiamo Sandro, mi chiamo Sandro...- urla mentre già sto andando via



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