lunedì 26 novembre 2012

Il maestro di nodi

Quanto vale la mia vita? Me lo sto chiedendo solo ora che la paura affiora alle labbra come un succo amaro. Mi sto forse pentendo di aver iniziato questo gioco perverso e ora la tentazione di fuggire, di lasciarlo ad aspettarmi invano, è fortissima.
Eppure non riesco a smettere di volerlo, di volergli affidare totalmente la mia vita per qualche ora, per capire fin dove posso arrivare, per avere una nuova fonte di adrenalina, per aprire la mia mente a nuovi scenari, a nuove emozioni.
Cammino lenta nel freddo di novembre quasi come per allungare il tempo, come si fa con un elastico, e darmi la possibilità di respirare ancora a fondo. L'aria oggi è frizzante e limpida, mi entra nei polmoni come un balsamo e mi dà la forza per combattere le mie paure.

Appuntamento nella camera 614 di un albergo come tanti, in una zona periferica di Roma.
Non l'ho mai visto, lui.
Altra follia.
Ho sempre scelto uomini che mi piacevano, non ho mai apprezzato gli appuntamenti al buio: credo fortemente nel potere della chimica e nell'attrazione a pelle che si prova solo quando ci si guarda negli occhi, quando ci si sfiora, soprattutto quando poi ci si vuole ritrovare a letto in uno scambio di intimità e piacere. Non riesco a fare sesso con uno che non mi piace, meglio un dildo a quel punto.

Ora mi sento come se tutti i miei principi fossero sovvertiti dal suo arrivo nella mia vita. Tutto ciò in cui ho sempre creduto, improvvisamente perde forza per lasciare spazio al predominio che ha sulla mia mente. Offusca ogni mia capacità di decisione.

Un uomo che sappia dominarmi ... pensavo fosse impossibile trovarlo! Sono sempre stata la "Signora del castello", come mi ha amabilmente definita, abituata al comando anche in casa, anche in famiglia, anche al lavoro, sempre autonoma e indipendente, libera di agire e di pensare, libera di scegliere e di negare. Libera.
Ora non mi sento più libera. Mi sono legata, ammanettata, avvinghiata strettamente, e da sola, ad un pensiero che mi toglie il respiro e non lascia spazio ad altro: voglio essere in sua balia, senza riserve, senza prudenza, per imparare a lasciare da parte per un po' il controllo, sentire che c'è una mano forte e sicura a guidarmi e a decidere per me, anche a letto. Anche a costo di farmi male. Voglio imparare ad avere fiducia totale.

Tutto come deciso, entro dall'ingresso secondario senza mostrare indecisione alcuna, come una delle tante clienti in transito dal parcheggio dell'hotel, giro a sinistra come mi ha indicato, prendo il primo ascensore e clicco sul 6.
Mi guardo ancora allo specchio qualche istante. Il mio viso è teso come il primo giorno di lavoro, come il primo giorno di scuola, come il primo giorno al mondo. O come l'ultimo.

Si aprono silenziose le porte dell'ascensore, mi guardo intorno con aria furtiva anche se non c'è nessuno a quest'ora, neanche le cameriere che hanno ormai finito da tempo il giro di pulizie delle camere. Sciolgo il foulard che ho al collo e mi bendo, proprio lì davanti alla camera 614.
Busso piano con le nocche mentre sento il mio respiro fermarsi e il cuore pulsare sempre più veloce.
La porta si apre, qualcuno mi prende per mano e mi conduce all'interno, e poi sento il clic della serratura chiudersi dietro di me.

Silenzio. Un silenzio quasi assordante in cui il mio respiro affannoso riempie l'aria, tagliato improvvisamente da una carezza sulla guancia. Il dorso della sua mano percorre lento il mio profilo, mi accarezza piano le labbra, scende lungo il collo, nell'incavo dei seni che si muovono seguendo il ritmo affannoso del respiro.
E' buono il suo odore. E' molto maschile e discreto. Eccitante.

- Sei molto bella. Più che in foto. Sei sempre sicura di voler giocare?-
La sua voce è profonda, calma, decisa.

- Si, sono sicura di volerlo. Ma ho paura. Conducimi per mano tu. Insegnami tutto ciò che c'è da sapere un po' per volta.
- Non devo insegnarti niente. Devi solo fidarti di me. Tu sarai creta nelle mie mani, sarai totalmente in mio potere. Deciderò io cosa fare e come fartelo. Se pensi di non riuscire a sopportare il dolore oltre una certa soglia, sai qual è la parola da pronunciare: Rosso. Se ti sentirò pronunciare "rosso" mi fermerò immediatamente, ma se non mi dirai di fermarmi ti porterò laddove non hai nemmeno mai immaginato di poter essere. E ora lascia che ti spogli di questi abiti. Voglio guardarti.-

Lentamente mi sfila la gonna e la lascia cadere ai miei piedi. Mi sbottona la camicetta, dopo avermi sfilato la giacca del tailleur, mi toglie il reggiseno, il perizoma, mi sfila le autoreggenti e le scarpe.
Sono completamente nuda, vestita solo di un foulard sugli occhi.

Tremo come una foglia, e non so se è per l'aria fredda che mi avvolge, per la paura o per l'eccitazione.
Poi sento delle corde sottili stringermi i polsi dietro la schiena, con le braccia in una posizione non molto naturale.
In una lentezza esasperante, sento i nodi stringermi la pelle e lo stomaco, prima ai polsi, poi all'altezza dei gomiti, e poi più su, in modo da rendermi totalmente impossibile ogni movimento.
Ogni giro di corda che mi immobilizza è accompagnato da un lieve bacio sul collo o sulle spalle, dal suo alito che mi sussurra all'orecchio che sono bellissima, che oggi sarò la sua schiava ma anche la padrona del suo piacere.
Cerco di assumere una posizione più comoda ma mi blocca.
- Non muoverti. Stai ferma o sarò costretto a farti male.
La sua voce ora è dura, ha cambiato completamente timbro. E' una voce che non ammette repliche, e io mi sento come una vergine pronta al sacrificio.

In effetti sono una vergine in questo tipo di esperienza. Non ho mai vissuto niente di simile prima d'oggi. Non ho mai giocato nemmeno a farmi legare al letto con la cravatta.
L'unico mio ricordo, per niente piacevole, legato alle corde, risale a quando, ancora bambina, giocavo in giardino con le amiche e un gruppetto di ragazzini più grandi mi prese e mi legò ad un albero, giocando agli indiani; le mie amichette, spaventate, fuggirono e mi lasciarono lì, in lacrime.
Non so quanto tempo passò prima che mio fratello venisse a liberarmi. Credo di aver rimosso i particolari di quel pomeriggio in cui fui legata e lasciata sola con le mie paure.
Ma ora ho scelto io. Ho paura, ma so che c'è chi la gestirà. Ubbidisco agli ordini come una brava bambina, aspetto istruzioni.

- Ora ti distenderò a pancia in giù sul letto, ma prima voglio che ti inginocchi davanti al tuo padrone.-
Con la mano sulla mia testa mi spinge giù con le ginocchia sulla moquette e mi infila il suo membro già duro in bocca.
Tenendomi per i capelli detta il ritmo e mi spinge con forza sul suo piacere, fino quasi a farmi soffocare, fino a farmi colare un rivolo di saliva lungo le guance. Gli occhi bendati lacrimano di già sotto la seta del foulard.
-Ora leccami. Senti il sapore della mia carne, perché sarà l'ultima cosa piacevole che sentirai prima del dolore.

Dopo avermi fatto assaggiare la sua consistenza e il suo sapore, lasciandomi una certa liberà di azione e lasciando che questo mi eccitasse, mi ferma, mi aiuta a sollevarmi e mi fa stendere a pancia in giù sul letto.
Scivola lento con le dita lungo la mia schiena, tra i nodi che, stretti, mi legano al mio stesso corpo, accarezzando la mia pelle ormai già segnata.
Improvvisamente mi colpisce con il palmo aperto sulla natica. La sorpresa è tale da farmi urlare.
- Non urlare. Se urli ancora dovrò percuoterti più forte.
Mordo le lenzuola tra i denti e aspetto in silenzio. Ora lo so che mi colpirà ancora, sono pronta.
Il suo colpo mi arrossa la pelle, la sento bruciare come non avevo mai sentito prima, ma riesco ad ingoiare un gemito insieme al dolore. Mi colpisce ancora, e poi mi accarezza. E poi ancora più forte. Le sue dita ora sfiorano il rossore appena provocatomi e in una languida carezza si inoltrano dentro di me, trovandomi già umida e calda. I miei sensi acuiti dall'impossibilità di vedere e di muovermi mi fanno seguire i suoi movimenti sapienti nella mia carne. Entra ed esce, con le dita leggermente piegate ad uncino, e tocca i miei punti sensibili. Mi tortura piacevolmente con due dita dentro, mentre mi infila le dita dell'altra mano tra le labbra perché le succhi, sollevandomi leggermente la testa all'indietro. Mi scopa la bocca con le dita e poi, ormai fradice della mia stessa saliva, si inoltra nella rosellina stretta col dito medio. Entra con maestria dentro me da entrambe le porte del piacere, ma quando sento che sto per godere, si ferma.
- No, non è ancora l'ora. Potrai godere solo quando lo deciderò io.

Resto immobile e sospesa, in attesa.
E ancora non so cosa sta per accadermi....

Work in progress...




6 commenti:

  1. Spero tu sia già a lavorare alla stesura del seguito... Ho letto tutto d'un fiato :)

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    1. Ci sto pensando, ma sono completamente estranea a questo tipo di pratiche, mi ci sono accostata con questo post più per curiosità che per conoscenza. Appena avrò degli elementi validi continuerò... (Ho fatto diversi errori, a detta di un dom maestro di nodi...)

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    2. Che palle 'sti maestri!.... Continua così che vai benissimo :)

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  2. Non ne so molto neanch'io di queste cose ma leggendo mi è mancato il respiro in certi punti...
    quindi il suo dovere di scritto l'ha fatto, coinvolgere il lettore ;)

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    1. Ma si...in fondo non voglio nemmeno imparare, l'unico mio piacere è stimolare la materia grigia per poter poi scrivere, che è una delle mie attività preferite.
      Penso che continuerò senza ulteriori suggerimenti se non quelli dettati dalla mia immaginazione ;-)

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    2. Giusto !
      Così dev'essere ;)

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