giovedì 31 maggio 2012

I sogni

I sogni sono sospesi a mezz'aria tra cielo e terra come aquiloni. A volte sfuggono di mano, a volte cadono giù rovinosamente, a volte continuano a volare imperterriti sopra le nostre teste, colorati, luminosi, ma restano sempre attaccati ad un filo.
Meno male che ci son gli angeli a raccogliere i fili dei sogni perduti ...


domenica 27 maggio 2012

Lentamente scivola...

Lentamente scivola la tua mano su di te... 
Così cantavano i Negrita in una canzone un pò di tempo fa e stamattina ho riscoperto il piacere di coccolarmi in totale solitudine. Mi piace guardarmi allo specchio mentre mi tocco, mentre le mani percorrono viali oscuri della mia pelle. In ginocchio sul letto davanti allo specchio, il bacino proteso in avanti, guardo il mio corpo maturo di donna matura ma ancora piacevole, e prendo possesso con dolcezza dei miei capezzoli. Li strizzo, li sfrego piano col palmo della mano aperta, mentre con l'altra mi accarezzo il clitoride, prima timidamente, poi con movimenti rotatori sempre più veloci. Mi guardo e mi tocco senza bisogno di nessun altro per godere. 

So perfettamente dove toccare e come. Quando accelerare e quando rallentare. Sento il mio odore salirmi alle narici sempre più intenso, sempre più liquido... Mi ricordo quando da adolescente, in cerca del primo orgasmo, mi accucciai davanti allo specchio e iniziai a masturbarmi in cerca di questo misterioso liquido che sarebbe dovuto uscire dal mio corpo. Quando vidi uscire quel liquido simile a pipì ma molto più chiaro, mi dissi che ero una stupida e che mi ero solo fatta pipì sotto... Mi ci son voluti 30 anni per scoprire che era squirt...
Intanto la mia mano non mi basta più... Ho voglia di sentire la mia carne piena. Ho voglia di venire e sentire le contrazioni stringere intorno a qualcosa. 
Si, qualcosa...visto che non c'è "qualcuno".
Il tubetto della maschera di bellezza, quello dalla forma invitante e dal tappo arrotondato, sarà perfetto. Scivola facilmente dentro me. Lo spingo con forza e velocità sempre crescente mentre con le dita titillo il clitoride... Pochi attimi e vengo...squirto un pò... Si bagnano anche le lenzuola, cazzo le lenzuola pulite...le avevo appena cambiate. 
Mi guardo. Raccolgo con le dita quel piccolo filamento bianco che ancora luccica tra le labbra gonfie e rosse. Ed è già tutto finito.
In effetti non è un granché masturbarsi! Si, so perfettamente dove toccare e come, ma non c'è emozione. Non c'è mordente. Non c'è sorpresa. Meglio unire sudore e umori, carne e pelle, occhi e bocche, mani e sessi. 
Oggi mi resterà attaccata addosso una voglia di sesso per tutta la giornata...

mercoledì 23 maggio 2012

La finestra di fronte

L'ufficio era ormai quasi deserto per l'approssimarsi dell'orario di uscita, in un pomeriggio ormai inoltrato.
Gli ultimi pochi lavoratori integerrimi consegnavano le pratiche completate prima di lasciare le loro stanze, camminando nei corridoi con una stanca ma costante efficienza.
Lei si guardò intorno non sapendo bene dove andare.
Aveva chiesto all'usciere indicazioni per arrivare da lui, ma in quel dedalo di corridoi iniziava a temere di essersi persa.
Finalmente vide la porta a vetri che l'usciere le aveva indicato come punto di riferimento, la aprì e percorse l'ultimo tratto di interminabile cammino con il cuore accelerato dall'eccitazione e dalla paura di aver fatto un buco nell'acqua.
Arrivata vicino all'ultima porta sulla destra, il cartellino col nome le confermò di aver fatto la strada giusta, si lisciò la gonna e si sistemò i capelli che insistevano a voler sfuggire al controllo, andando a coprirle in parte gli occhi, e bussò piano con la mano...
- avanti-
Il tono della voce a lei ormai familiare risuonò nel vuoto spazio dietro la porta che li separava.
Con fare lento e quasi timido aprì la porta e fece capolino.
Lui sollevò distrattamente gli occhi per un attimo dalle scartoffie sistemate in ordine sulla scrivania ma, dopo un primo attimo di incredulità in cui la sorpresa l'aveva fatta da protagonista, con uno scatto si alzò per accoglierla e per farla entrare.
Non la aspettava, non sapeva nemmeno che lei sapesse con precisione dove trovarlo.
Ma era una donna astuta e piena di risorse, e a lui piaceva anche per quello.
Chiusa la porta con fare furtivo, immediatamente la appoggiò con la schiena alla porta e col suo corpo la strinse in una morsa carnale, senza darle neanche il tempo di parlare, baciandola con trasporto e passione. La mano destra a cercare la pelle del collo e della nuca, mentre la sinistra ancora intrecciata alla mano di lei la bloccava al di sopra delle loro teste, seguendo e controllando il movimento frenetico delle lingue impazzite.
Lei si lasciò andare al suo trasporto, e in fondo non chiedeva di meglio.
-mi sei mancata amore...- le sussurrò in un soffio all'orecchio

Sempre incollati l'uno all'altra, bocca su bocca, lui la sollevò tra le braccia come si fa con una bimba, nonostante lei non fosse affatto una bimbetta leggera, e la portò sulla sua scrivania.
Cartelline e fogli, fino a poco prima sistemati con ordine quasi maniacale, iniziarono a volare disordinatamente sul pavimento mentre con fare veloce della mano ripuliva lo spazio sul quale farla distendere.
Poi si inginocchiò tra le gambe di lei e le sfilò, sollevandole la gonna, quel piccolo lembo di stoffa umida che le ricopriva la fessura calda.
Lei, appoggiata con i gomiti alla scrivania e con la testa riversa all'indietro, gli appoggiò i polpacci sulle spalle e lo cinse in una morsa voluttuosa tra le sue gambe.
La lingua di lui iniziò ad assaporare i primi rivoli di umori mentre la percorreva in lungo tra le labbra schiuse, dal basso verso l'alto, fino ad arrivare al bottone del piacere dove si soffermò con movimenti velocissimi alternati a suzioni.
Intanto due dita entrarono nella carne senza resistenza alcuna, mentre gemiti di piacere sollevavano affannosamente il petto di lei ancora coperto dagli abiti.
Mentre lui implacabile non smetteva un solo attimo di darle piacere, lei si rese conto che le tende dell'ufficio, quelle tende a lamelle verticali tipiche di un ufficio pubblico, erano completamente aperte sulla grande vetrata, e il palazzo di fronte non era così distante...
L'idea che qualcuno potesse vederli la eccitò maggiormente e così iniziò ad ondeggiare il bacino in cerca di spinte sempre più profonde di lingua e dita.
Ormai giunta al limite estremo del piacere, gli sollevò la testa riportandolo alla sua bocca per poterlo baciare e sentire il suo stesso sapore dalle labbra di lui, e poi fu il suo turno a volersi nutrire di sesso.
Gli slaccio veloce la camicia e il pantalone, che ormai quasi scoppiava pieno del membro duro come il marmo, ma prima di prenderglielo in bocca volle avvicinarsi alla grande parete vetrata.
In ginocchio tra le gambe di lui e con le spalle rivolte alla vetrata, iniziò a succhiare avidamente, partendo dalla cappella violacea e scendendo con la lingua nelle pieghe e lungo le tortuose vene in rilievo, gustando appieno la virilità del suo uomo. La mano intanto lo accarezzava sotto lo scroto sollevandoglielo delicatamente, quasi a volerlo inghiottire insieme al suo cazzo, mentre con l'altra mano accompagnava i movimenti della bocca.
Era solo lui che voleva, voleva farlo godere in maniera smisurata, lo voleva dentro di sé, e lo voleva dovunque, in ogni parte del suo corpo.
Si sollevò, con la bocca e il mento ancora lucidi di saliva, e gli voltò le spalle appoggiando i seni ormai scoperti al freddo vetro.

Lo sentì affondare in lei con rapidità e urgenza, con ancora i pantaloni alle caviglie e la gonna alzata in vita, mentre con fendenti decisi la possedeva con forza e passione.
Si presero così, con la fame di chi non ha tempo, di chi non vuole aspettare, di chi ha urgenza di unirsi nel corpo oltre che nell'anima.
La sera imbruniva il cielo e illuminava gli uffici del palazzo di fronte.
Mentre stavano ormai lasciando andare i sensi senza controllo ad un urlo liberatorio, si chiesero se dietro quelle finestre, in parte illuminate e in parte buie, ci fosse qualcuno a guardare e a partecipare del loro piacere.
Accasciati sul pavimento dopo un orgasmo travolgente, con la moquette morbida ad accoglierli, si baciarono a lungo stretti in un abbraccio complice e felice.



Non ancora sazi l'uno dell'altra, si trasferirono successivamente sul divano a continuare quello che avevano solo iniziato e che non avevano alcuna  intenzione di consumare brevemente.

Quella notte in ufficio sarebbe stata lunga e piacevole come non mai.

-amore, ma ....hai chiuso a chiave la porta??...-
-...no....




lunedì 21 maggio 2012

Adoro le sfide

Adoro le sfide. Mi consentono di mettermi alla prova, di superare i miei limiti.
Mi insegnano anche a saper perdere, oltre che a dimostrarmi di potercela fare.
In fondo non conta vincere, conta innanzitutto provarci.
Lui qualche giorno fa mi ha sfidata apertamente, in modo giocoso e sensuale, e io ho deciso di accettare la sfida, voglio farlo divertire.
Così stamattina mi sono preparata di tutto punto, ho scelto attentamente l'abbigliamento, soprattutto l'intimo.... L'ho scelto rosso come me, rosso come il colore della passione che non muore mai, rosso come il mantello di un torero da sventolare davanti agli occhi di chi ha aspettato a lungo un'occasione mai giunta.
Oddio...fa un pò Natale ma, anche se siamo a maggio, non mi dispiace fargli un regalo inaspettato fuori stagione.
Già la sola vestizione mi provoca un certo grado di eccitazione pensando alla sorpresa e all'emozione che gli regalerò. Mentre sistemo le calze autoreggenti, la mia mano accarezza piano la caviglia, il retro del ginocchio, l'interno coscia, salendo lungo un percorso sensoriale che mi dà i brividi già al solo immaginare che quella carezza sia la sua.
Abbottono piano i bottoncini della camicetta di seta e, nel mentre, mi osservo allo specchio in cerca di qualche imperfezione. Quante ce ne sono...troppe!
Se volessi essere implacabile con me stessa dovrei guardare anche quelle rughe proprio lì, agli angoli della bocca...ma poi mi dico che sono le rughe più belle che ho: mi si accentuano quando sorrido, e preferisco un milione di volte avere la ruga del sorriso che quella del pensatore sempre accigliato. Gli occhi, truccati in modo semplice ma accurato, mi donano quello che voglio, quella luce che brilla inequivocabile nello sguardo di una donna sicura e innamorata, mettendo in ombra ogni altro difetto.
Si, noi donne spesso ci soffermiamo sui dettagli stupidi, i capelli, le unghie, i vestiti, la cellulite, i chili di troppo, dimenticando che ciò che colpisce veramente di una donna non è ciò che che è fuori, ma ciò che da dentro risuona forte all'esterno come un'eco di piacere.
Ecco, sono pronta...un ultimo tocco immancabile, il mio profumo che a lui piace tanto, e via verso la mia giornata perfetta.

Durante il viaggio non breve verso il suo ufficio gli occhi guardano la strada ma immaginano, come fotogrammi che lampeggiano nella mente, scene di straordinaria passione. Mani che si intrecciano, dita tra i capelli, labbra che si bevono, corpi che si cercano affannosi in uno scambio umido di gemiti.
Tutto ciò che sto solo immaginando, tra qualche ora, forse, sarà realtà.
Chissà, mi chiedo, se sarà come l'ho immaginato, chissà se io sarò come lui mi ha immaginata nell'intimità. Chissà se il desiderio di averci compenserà il fatto di non conoscerci bene realmente.
Intanto le immagini che scorrono davanti ai miei occhi aperti su un sogno erotico, mi provocano un'eccitazione così intensa da macchiare di un bianco e profumato nettare il mio slip brasiliano rosso scelto apposta per lui. Perfetto...sarà ancora più eccitante fare ciò che ho in mente.

Giunta quasi a destinazione, lo chiamo al cellulare sapendo che dopo un'ora circa avrà la pausa pranzo.
- amore, ciao sono io. Che fai di bello?
- niente di particolare...stavo ultimando una relazione di lavoro. E tu che fai? Dove sei?
- ecco...chiamami pazza... ma io sto venendo da te. Che ne dici, ti va di pranzare insieme? Ho prenotato un tavolo in un ristorantino poco distante dal tuo ufficio per le 13.
Posso andarci da sola...o posso passare a prenderti. Scegli tu.-
- ma tu.... tu non sei pazza, sei la donna più meravigliosamente pazza che abbia mai conosciuto! Non avrei mai immaginato che mi facessi una sorpresa del genere! Amore, e me lo chiedi? Non vedo l'ora di rivederti. Mi organizzo un attimo qui in ufficio e tra mezzora al massimo sono pronto. Ti aspetto.-

Ho il cuore che mi batte a mille, le guance arrossate e sono tutta accaldata, ma il mio sorriso dopo aver sentito la sua voce è incontenibile. Il piede sull'acceleratore diventa più pesante, anche la mia guida è impaziente come me.
Infatti dopo circa 20 minuti sono già da lui.
Da lontano lo vedo camminare con quel suo fare sicuro e quasi spavaldo che contrasta col suo saper essere estremamente dolce, gli immancabili occhiali da sole a celare i suoi occhi scuri indagatori che tanto amo, e quel filo di barba appena un pò lunga che mille volte ho immaginato solleticarmi la pelle delicata delle cosce, e già il rumore del mio cuore si confonde con quello del motore.
Quando entra in macchina ha anche lui il sorriso da bambino che ha appena ricevuto in dono un giocattolo desiderato a lungo che ha voglia di scartare subito, senza aspettare la mezzanotte di Natale, e così mentre guido mi si allunga sul collo per baciarmi mentre una mano biricchina trova subito spazio sotto l'orlo della gonna. Ma non è ancora il momento. Lo fermo, con suo disappunto, con la scusa che al semaforo qualcuno potrebbe vedere cosa sta facendo, e lui lo sa che mi vergogno da morire in pubblico, e poi sono una donna pudica... (si, lo sono)
Ma per fortuna il ristorante è a pochi passi da noi, così parcheggio ed entriamo.
Lui non immagina neanche lontanamente quali siano le mie intenzioni...


Dopo aver preso posto ad un tavolino più defilato, in un angolo abbastanza appartato, e dopo aver ordinato senza neanche troppa attenzione, mi allontano un attimo per lavarmi le mani ma, una volta in bagno, mi sfilo lo slip impregnato dei miei succhi profumati e, ritornata al tavolo, mi avvicino a lui, lo bacio senza pudore cercando la sua lingua con la mia, e ancora lì in piedi davanti a lui, gli infilo il mio regalo nel taschino della giacca, non prima di avergli fatto capire inequivocabilmente di cosa si trattasse avvicinandoglielo alla bocca e al naso. Quasi sventolandolo come il mantello di un torero.
Leggere la sorpresa compiaciuta sul suo volto è stata la mia vittoria, e poco importa se il solitario uomo, seduto al tavolo poco distante dal nostro, ha visto tutto e ha cercato di dissimulare dietro gli occhiali da vista e dietro il menu il suo interesse per quanto stesse accadendo.
Mi siedo al tavolo e lo osservo, muta intesa brilla tra di noi mentre prende lo slip dal taschino e lo annusa con gli occhi socchiusi ormai traboccanti di voglia, mentre il mio piede esce silenzioso dalla scarpa per cercare, e se possibile aumentare, sotto la tovaglia la sua ormai evidente eccitazione. 
Ma non contenta, sempre con sguardo di sfida, lascio scendere una mano tra le mie cosce, dove ormai non ci sono veli a coprire la mia intimità, per raccogliere parte del mio sapore con le dita che poi succhio avidamente, occhi negli occhi, e ancora umide di me e della mia saliva, gliele strofino sulle labbra come per pulirlo di un residuo di un pasto mai consumato.


Si, sono arrossita, e per di più sono tutta sudata come se avessi fatto l'amore con lui davanti all'ignaro spettatore dalla fronte imperlata, ma gli ho dimostrato che può chiedermi qualunque cosa, anche ciò che normalmente potrebbe risultare imbarazzante per me, perché per lui sono capace di superare il mio pudore.
Perché voglio essere la sua complice, oltre che la sua amante.


Ah, naturalmente non abbiamo più pranzato, siamo scappati dal ristorante in preda a ben altri appetiti....

domenica 13 maggio 2012

Fare l'amore

Vorrei fare l'amore per una notte intera, e continuare a farlo ancora e ancora ... anche solo guardandoci negli occhi ... anche dopo ... 
anche solo tenendoti dentro me in silenzio ... 
anche a distanza nel tempo e nello spazio.

Non ho bisogno di catene, corde e manette per sentirmi legata...
Non mi servono giocattoli vibranti per vibrare...
Non esistono bende che mi impediscano di guardare con gli occhi del cuore
Non ho bisogno di un corpo per Amare, ma di un'anima.

E quando due anime affini si incontrano, quando riescono a parlarsi anche solo con i profumi, con i ricordi che volano leggeri a migliaia di chilometri di distanza, quando il pensiero di uno è già dipinto come dalla mano di un pittore nella mente dell'altra, anche senza bisogno di parole, 
allora, e solo allora, si può dire di fare l'Amore. 
Solo allora la fusione di due corpi sigla la fusione di due anime.
Come un sigillo nella mente e negli occhi, un marchio sul cuore.




"Sorella mia, mia sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una sola perla della tua collana!
Quanto soave è il tuo amore,
sorella mia, mia sposa,
quanto più inebriante del vino è il tuo amore,
e il profumo dei tuoi unguenti, più di ogni balsamo.
Le tue labbra stillano nettare, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come quello del Libano.
Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa mia,
sorgente chiusa, fontana sigillata....


Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino aromatico.
Il tuo ventre è un covone di grano,
circondato da gigli
I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella....



......


Io sono del mio amato
e il suo desiderio è verso di me...


Come vorrei che tu fossi mio fratello
allattato al seno di mia madre!
Incontrandoti per strada ti potrei baciare senza che altri mi disprezzi.
Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
tu mi inizieresti all'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico
e succo del mio melograno.


Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte è l'amore come la morte,
tenace come gli inferi è la passione:
le sua vampe sono vampe di fuoco,
 una fiamma divina!        "



Dal Cantico dei Cantici

sabato 12 maggio 2012

Il viaggio verso l'ignoto

E' l'alba ed è tutto pronto per la fuga ormai, lo zaino pieno di poche indispensabili cose: qualche maglietta, una felpa, dell'intimo, un jeans e lo spazzolino. Materassino, sacco a pelo, berretto e pile per la notte.
Mi sento come quando a 14 anni avevo sempre uno zaino pieno, nascosto nell'armadio, ed ero pronta a fuggire in giro per il mondo...a cercare l'avventura o semplicemente la mia autonomia.
Mi batte forte il cuore, sono emozionata e forse un po' spaventata dalla mia stessa follia, e anche questa volta sarà una fuga di cui nessuno sa né immagina.
Prendo il mio Dainese dall'armadio e mi accorgo che è un po' impolverato da tanto tempo che non lo uso, indosso le scarpe da trekking, gli occhiali da sole, prendo il casco e vado via.
Chiudo, lentamente e con il cuore in gola, dietro le spalle la porta di casa mia, quella che ormai non sento più come casa, come guscio protettivo, ma solo come gabbia, come contenitore di lavoro e solitudine.
Sul tavolo della cucina solitaria resta una lettera....una lettera in cui spiego che il mio andare via mi servirà per voler poi tornare.....




L'aria frizzante del mattino mi inonda fino nell'anima dandomi forza e serenità. Tra qualche ora ti incontrerò: potrò finalmente guardarti negli occhi, quelli che ancora non mi hai mostrato, se non nella mia fantasia, quelli che possono parlarmi di te più di mille parole.
Tra un po' potrò toccare le tue mani, i tuoi capelli, la tua pelle.
Sentire il tuo profumo. Il tuo calore. Il tuo sapore.
Sento già il gusto un po' amaro e familiare della nicotina inondarmi, e già so che come nicotina mi darai dipendenza.

Siamo simili anche se diversi, io e te.
Amanti della natura e della bellezza del mondo.
Due anime in cerca di emozioni.
Tu le cerchi in sella alla tua moto o tra le tue montagne, io invece finora le ho cercate solo nella mia fantasia, nelle parole e nelle immagini, spesso seduta in riva al mare.
Voglio provare per una volta ad unire l'acqua e la roccia, il caldo e il freddo, il fuoco e il ghiaccio, a realizzare un sogno solo mio.
Voglio provare a vivere per qualche giorno la follia di non pensare a nulla se non a me stessa....e a te.

Vado in aeroporto decisa a farti una sorpresa, decisa a trovarti dovunque tu sia, e prendo il primo aereo per Milano, unico punto di partenza, unica cosa che so per certo faccia parte di te e del tuo passato.
Quando sarò in città ti scriverò e ti dirò di andare sotto l'albero dai grandi rami larghi come le braccia di una madre, vicino al laghetto nel Parco Sempione, dove troverai una sorpresa, e lì io ti aspetterò.
Nell'attesa mi stenderò sul prato ad osservare gli uccelli che volano, i fiori, i grandi rami larghi come le braccia di una madre, l'acqua ferma e immobile che nasconde il guizzo di piccolissimi pesciolini, dimenticando di essere in una città che corre sempre, sempre in affanno.
Ti aspetterò seduta sulla riva di questo piccolo specchio d'acqua con la schiena appoggiata al mio zaino, e quando finalmente arriverai, ti sentirò anche senza voltarmi.
Sentirò i tuoi occhi accarezzarmi le spalle, i tuoi passi impazienti calcare lentamente la distanza che ancora ci divide, sentirò le tue mani appoggiarsi piano sui miei capelli e poi potrò voltarmi...


Ci doneremo un'emozione vera oggi. L'emozione di guardarci per la prima volta negli occhi, non sapendo quasi nulla eppur tutto ciò che c'è da sapere l'uno dell'altra.
E' quasi un appartenersi senza parole, senza voce, senza tempo.

Sarà la prima volta che ci vedremo per davvero, non in fotografia o solo nell'immaginazione, e sarà la prima volta che sentiremo le nostre voci incontrarsi.
Già lo so, saremo entrambi impacciati e imbarazzati, ma felici.
Quando le emozioni sono forti già solo scrivendosi, i nostri cuori potranno esplodere di gioia una volta insieme

Mi prenderai per mano e mi porterai dovunque tu vorrai.
Abbiamo tutto il mondo per noi stanotte.
Per cullarci e guardarci, per amarci e capire che è tutto vero, terribilmente, magicamente, fantasticamente vero.
Ci addormenteremo stretti l'uno all'altro, sentendoci sicuri e protetti, amati, pieni.
Ma riusciremo a dormire?.....




martedì 8 maggio 2012

Come un'onda sulla battigia

Ero immersa nella mia vita di tutti i giorni, appena rientrata da una grande città grigia che ancora non avevo visitato, se non velocemente molti anni fa.
Ero appena ritornata alla mia grigia e malinconica routine di tutti i giorni, tutti uguali, con le solite parole e le solite canzoni.
Ero appena rientrata nel mio mondo virtuale che ormai giace in silenzio da un po'... quando una sorpresa mi ha riscaldato il cuore.
Leggere le parole scritte per me, assaporare tutta la dolcezza e la malinconia di una persona, sentire il suo amore per il mare, che è anche il mio, mi ha riempito il cuore di una gioia sottile e fragrante.
Come il rumore di un'onda sulla battigia.
Come un arcobaleno in un giorno di pioggia.
Non ho più bende insanguinate davanti agli occhi, ora riesco a guardare oltre e a godere dei colori.
E in quei colori tenui, delicati e fragili, che non sono i miei, mi specchio come in un lago di montagna.
Bello, lontano, magico.
Queste parole sono per te che leggi.
Ora lo so che mi leggi ancora.

Rossa


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