mercoledì 13 febbraio 2013

La scommessa

Ho deciso di voler giocare, e il mio gioco sarai tu. 

Mi aggirerò in galleria, cercandoti tra la gente. So che ci sarai, e tu sai che sarò lì per te, ma non sapremo di preciso chi cercare. Non ci conosciamo. Non ancora. 
Sei l'uomo che mi turba solo con le sue parole, ma sei un uomo senza volto e senza corpo. 
Sei l'incarnazione della mia fantasia, ideale del perfetto sconosciuto che improvviso ti prende e ti mette spalle al muro solo per rubarti un brivido con un bacio. Sensuale e spudorato. 
Guarderò negli occhi ogni uomo solo, e cercherò i tuoi occhi in tutti gli occhi curiosi che incontrerò. Osserverò con sguardo da gatta ogni passante, e cercherò in ognuno quel piccolo segnale che è il desiderio, intrigo, gioco, passione, sperando di trovarlo in sembianze a me gradite. Sperando di sentirne l'odore avvolgermi. E tu farai lo stesso. 
Tu stai cercando me e io sto cercando te, al buio, bendati dalla nostra stessa incoscienza eppure vogliosi di vedere, in questo gioco intrigante ma così vago. Vedere se saprai davvero riconoscere la mia essenza tra la gente, e io la tua. Una scommessa ardua ma invitante. 
Avrai il coraggio di farlo, di guardare una donna dritto negli occhi e poi baciarla sul collo, non essendo sicuro di avermi trovata, di avermi riconosciuta? Come saprai per certo che quella donna sono io e non un'ignara donna di passaggio, che potrebbe non gradire e mollarti un ceffone? 
Voglio, fortemente voglio, che tu mi trovi. Voglio perderla questa scommessa, sentirti arrivare alle mie spalle e avere il fiato mozzo. Sentire la tua voce che mi sussurra tra i capelli "ti ho trovata" e con le gambe tremanti girarmi a guardarti per la prima volta. 

Mi muovo lenta e sensuale, sapendo che potresti essere in ogni passante, in ogni angolo ad osservarmi silenzioso. Potresti essere quel tizio seduto lì a quel tavolino, a leggere il giornale con finta indifferenza, oppure quell'altro lì davanti, che cammina solo con la sua ventiquattrore. O quello dall'aria scanzonata appoggiato a quel muro. O il motociclista temerario col casco sotto braccio che sfida il freddo di febbraio. 
Sei in ogni uomo e in nessuno di loro, perché sei solo nella mia fantasia. 
Guardo una vetrina con fare indolente, lasciando scivolare lo sguardo al riflesso sul vetro, per sapere se sei dietro di me. Ancora non ci sei. Mi siedo allora al tavolino di un bar e ordino il mio tè. 
Darò spettacolo, e lo darò per te. Inizio a mordermi il labbro inferiore, mentre una mano scivola piano a carezzare la scollatura, il cappotto un po' aperto, la gonna dall'orlo leggermente sollevato a scoprire solo l'idea della balza, e quella mano che imperterrita e senza pudore, va a cercare il mio calore per te. 
Ora gli occhi puntati su di me potrebbero essere quelli di un qualunque spettatore che ha avuto la sua giornata fortunata, e guarda ciò che è il mio spettacolo per te. Mordicchio un dito con aria impaziente, sento il mio stesso odore, e poi gioco sul bordo della tazza. 
Ti sto aspettando da tempo ormai, e voglio, intensamente voglio che tu mi trovi. 
Fai presto, perché anche se l'attesa del piacere è essa stessa piacere, sto diventando impaziente.



4 commenti:

  1. Ma... quando e a che ora succederà questa fantasia?

    Potrei passare di lì per caso...
    ma proprio per caso però...

    ;)

    Ciao Rossa!
    L.

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  2. E tu, pensi che sapresti riconoscermi solo sa quello che hai sempre letto di me, senza avermi mai vista? Pensi che sia così facile "trovarsi" quando dell'altro si ha solo unimmagine costruita?
    Accetti la sfida? :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. P.s. O vuoi essere solo il passante fortunato che guarda uno spettacolo che non è per lui?
      La parola d'ordine la conosci... "Ti ho trovata"...

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  3. Penso che nella fantasia tutto è concesso... anche riconoscere volti ignoti!

    ;)

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