mercoledì 24 aprile 2013

L'attico sui tetti di Roma

Quando in casa non è solo l'uomo a portare i pantaloni, capita sempre che alcune incombenze, tradizionalmente "maschili", ricadano anche su di lei, come ad esempio il dover avere a che fare con i tecnici, gli operai, gli idraulici, gli elettricisti, e come il dover risolvere le piccole situazioni di tutti i giorni senza abbassare mai la guardia.
Ecco, io sono una donna che porta i pantaloni, che quando è necessario si accorcia le maniche e si dà da fare, che non si ferma davanti ad una piccola difficoltà, che non ha paura di sporcarsi le mani o di seguire aspetti puramente tecnici, solitamente appannaggio del "maschio" di casa.

Qualche giorno fa, in assenza di mio marito partito per lavoro, mi sono dovuta occupare di una piccola seccatura: l'appartamento che ho avuto in eredità dalla nonna, un bellissimo attico piccolo ma panoramicissimo sui tetti di Roma, si era appena liberato; l'inquilino che lo aveva occupato per qualche anno era andato via, lasciando una situazione alquanto disastrosa in bagno. I sanitari, smontati senza precauzioni, avevano procurato danni e infiltrazioni d'acqua nell'appartamento sottostante. Quando l'amministratore mi aveva chiamata con urgenza, non mi era restato altro da fare se non prendermi un giorno libero dal lavoro per andare a verificare di persona i danni e cercare di risolvere il problema.
Così ho dato appuntamento al mio architetto di fiducia per valutare il da farsi e per capire quali lavori fossero necessari con urgenza, e con quale spesa.

Entrare in quella casa vuota però, arredata solo con un vecchio divano che avevo lasciato all'inquilino pochi anni prima, mi aveva fatto provare un brivido.
Immediatamente erano tornate alla mente scene di sesso rubato vissute proprio su quel divano, quando qualche anno prima quella era diventata la mia alcova, il mio piccolo rifugio segreto dove fuggire dal mondo, quando tutto il mio mondo mi sembrava una gabbia. 
Avevo avuto un periodo di depressione e confusione, periodo in cui il nero mi sembrava bianco e il bianco mi sembrava nero. Mio marito era sempre all'estero per lavoro, io ero sempre sola, il mio lavoro non mi piaceva più e non mi dava alcuna soddisfazione, il timore di non essere una madre sufficientemente capace mi angosciava, e così piano piano il verme del male nero mi era strisciato nell'animo.
E io mi ero curata a modo mio.

Avevo iniziato a dissociarmi da me stessa, dalla "me" mamma e moglie ineccepibile, ed ero diventata una donna diversa, una donna da film porno.
Avevo un lavoro che mi consentiva una certa libertà di movimento, facendo l'agente di commercio, e soprattutto che mi forniva molteplici contatti quotidiani con uomini di ogni tipo, e così ogni pomeriggio mi rilassavo sul divano della mia alcova con il fortunato di turno che avevo abbordato in qualche ufficio, con la scusa di mostrargli il campionario nel mio studio, o semplicemente con il mio toy in mancanza di meglio. 
Era diventata quasi una seduta terapeutica alla quale non mancavo mai. 
Avevo comprato un enorme letto a baldacchino, con lunghe tende leggerissime, candide e impalpabili, che velavano alla vista i miei peccati, quasi come un sudario nel quale avvolgere il mio io e curare il mio mal di vivere, ma amavo farmi possedere su quel vecchio divano di pelle, quasi a non voler macchiare il candore di quella parte di me che ancora resisteva tra le tende di quel baldacchino.

Anche lui, l'architetto, mi aveva avuta. E non una sola volta.
Proprio su quel divano, mentre discutevamo delle modifiche da apportare alla casa, allora in fase di ristrutturazione, i nostri corpi accaldati dal pomeriggio estivo si erano incontrati per la prima volta.
Fu con lui che capii che il sesso mi avrebbe salvato da me stessa.
Fare l'amore con lui era travolgente, appassionato e appassionante, e il nostro incontro si rivelò solo il primo di una lunga serie. Mi prendeva in piedi sul divano, mentre lui era seduto sotto di me, e mi succhiava anche l'anima attraverso la clitoride gonfia e pulsante, e poi mi scopava con una foga che avevo dimenticato da tempo. Urlavamo il nostro lato animalesco senza pudori alcuni, e ci graffiavamo la schiena e ci mordevamo con un'enorme fame di vita.
Farmi scopare da lui mi dava un senso di onnipotenza e di energia che nemmeno la più potente droga, o il più moderno psicofarmaco, mi avrebbe mai potuto fornire.
Così i nostri incontri si dilungarono per qualche mese, finché io non iniziai a volere di più, sempre di più, e iniziai a scopare con chiunque mi capitasse a tiro, finché non mi resi conto che per curarmi a modo mio dalla depressione ero finita in una dipendenza compulsiva dal sesso, e anche lui, Francesco, mi aveva allontanata.

Mi feci curare da un bravo psichiatra, con il sostegno di una psicanalista, e ritrovai lentamente il mio equilibrio instabile di moglie e madre. Affittai l'attico in fretta e furia per disfarmi dei miei ricordi e ritornai nei ranghi di moglie e madre, senza che nessuno della mia famiglia capisse nulla di quello che avevo vissuto negli ultimi due anni.

Ma quel giorno mi ritrovavo improvvisamente di nuovo lì, catapultata nei miei ricordi e immersa nuovamente nel mio rifugio e nel mio piccolo personale inferno, seduta su quel divano ad aspettare lui, proprio lui.
Le dita, guidate dai ricordi, avevano iniziato immediatamente a scendere tra le cosce, mentre immagini di quel sesso così forte e profondo da far male, ritornavano alla memoria come frame di un vecchio film che avrei rivisto volentieri ancora, e ancora.
Senza quasi rendermene conto avevo iniziato a masturbarmi, a lasciar entrare due dita nella mia carne umida, e poi altre e altre ancora.
Il respiro stava diventando sempre più corto, sempre più affannoso, mentre le dita non mi bastavano più.
Avevo voglia di essere posseduta come allora, con forza, in ogni apertura del mio corpo. Violata e salvata.

Avevo ancora le dita intrise di me, quando sentii bussare alla porta. 
Mi alzai velocemente dal divano, abbassai la gonna che avevo alzato per masturbarmi ma lasciai la camicetta aperta a lasciar intravedere l'intimo in pizzo. 

Avevo voglia che capisse subito che lo desideravo ancora come allora, ma volevo che questa volta fosse lui a prendere l'iniziativa, sempre che ne avesse avuto ancora voglia.

Ma quando aprii la porta, la sorpresa fu di trovarmi di fronte due uomini: lui, Francesco, e il suo operaio, un ragazzo sulla trentina di una indisponente bellezza mediterranea.
Occhi neri profondi e un sorriso malizioso spiccavano sul viso solare e fresco, e mentre abbracciavo e salutavo Francesco, dopo quasi tre anni che non ci incontravamo, cercando alla meglio di chiudere i bottoni della camicetta, il ragazzo mi fissava con occhi che non lasciavano spazio ad alcun dubbio sui pensieri che stavano passando per la sua mente in quel momento.
Forse anche l'odore del sesso, che avevo ancora appiccicato sulle dita quando gli avevo stretto la mano, gli aveva lanciato un messaggio chiarissimo: avevo voglia di essere scopata, e lui lo aveva capito prima ancora dell'architetto, che intanto mi parlava in silenzio con lo sguardo. Negli occhi di Francesco vedevo riflesse le stesse immagini che poco prima mi avevano provocato tanta eccitazione, gli stessi ricordi riaffiorare alla mente come fossero vissuti solo ieri.

Non avevamo bisogno di parlare per ricordare i nostri pomeriggi lì, e tra una frase e un'altra puramente tecnica, sul tubo rotto e sul tappo non messo, e sulla necessità di rompere le mattonelle per riparare il danno, avevamo già silenziosamente deciso che da quella casa non sarebbe uscito senza scoparmi ancora una volta.

Intanto l'operaio armeggiava con i tubi del lavandino, in nostra presenza, ma improvvisamente, mentre cercava di aprire una valvola dell'acqua, il rubinetto gli si ruppe tra le dita, schizzandomi completamente e lasciandomi totalmente bagnata, dalla punta dei capelli alla punta dei capezzoli.
Ci mancava solo questa...
Mi ritrovai improvvisamente sola in una casa vuota, la mia alcova, con due uomini. Ero completamente bagnata di acqua sui vestiti e di umori tra le cosce, e così quell'io che avevo represso per anni con i farmaci e con lunghe sedute dalla psicanalista, era venuto improvvisamente fuori, schizzato con forza dirompente come l'acqua che zampillava da quel rubinetto rotto.
Mi venne anche il dubbio che il ragazzo intraprendente lo avesse quasi fatto di proposito, a bagnarmi tutta.

Non seppi resistere, iniziai a spogliarmi di quei vestiti bagnati, restando solo in intimo e autoreggenti, mentre il ragazzo aveva chiuso velocemente l'acqua e aperto la zip dei pantaloni, e Francesco invece era rimasto per un attimo inebetito, indeciso se prendermi o lasciarmi, o iniziare un gioco nuovo con me, da protagonista.

Per rompere ogni indugio iniziai a parlare 
- Ora faremo un gioco - dissi - mentre i miei vestiti si asciugheranno... io mi benderò e voi mi prenderete, su quel divano, insieme, e io dovrò indovinare chi sta sotto e chi sta sopra, chi dietro e chi davanti, chi mi scoperà la bocca e chi il culo, e per premio, se indovinerò, mi regalerete i vostri orgasmi-
Si guardarono complici e, senza che li invitassi ulteriormente,  iniziarono a toccarmi e baciarmi, mentre lasciavamo il bagno per accomodarci sul divano.

Non lo avevo mai fatto con due uomini contemporaneamente. La mia perversione, che credevo ormai sopita, stordita da anni di psicofarmaci, aleggiava ancora in quella casa come aria viziata, come l'odore del sesso che non va via dalle narici e dalle pareti di una stanza, dalle dita usate per masturbarmi.
Era lì con me, con Francesco, e con quel ragazzo che fino a pochi minuti prima non immaginava neanche lontanamente come si sarebbe evoluto il suo pomeriggio di lavoro.

Dalla borsa presi la mascherina che usavo per riposare sul treno, quando durante le trasferte fuori città cercavo di recuperare attimi di relax, e la usai per chiudere gli occhi su ciò che stava per accadermi.
Distesa a gambe aperte sul divano, sentii lingue percorrermi e assaporarmi, tra le labbra e sul corpo, denti mordere piano i capezzoli intirizziti attraverso la stoffa leggera del reggiseno, dita entrarmi nella carne intrufolandosi sotto la stoffa leggera del perizoma, a sondare il terreno già fertile e umido.
Ero soggetto e oggetto del piacere di tutti e tre, usata e usante. 
Accolsi in gola sia il cazzo di Francesco, che avrei riconosciuto a occhi chiusi tra mille, per il suo sapore e per la cappella enorme che mi aveva sempre fatta impazzire, sia quello del ragazzo eccitatissimo dalla situazione inaspettata, talmente tanto eccitato da iniziare poi, subito dopo, a scoparmi a pecorina con la forza della giovinezza, mentre io mi dedicavo a fare un pompino a Francesco. Sentivo le sue palle sbattermi contro la pelle, producendo quel rumore bagnato di sessi impazziti che scivolano l'uno dentro l'altro, l'uno sull'altro. 
Mi scopò per diversi minuti, schiaffeggiandomi le natiche come una cavalla da domare, finché non si fermò e mi fece cavalcare su Francesco, che fino a quel momento avevo succhiato con la mia solita fame.
Sentii diverse dita entrare nel mio culo, mentre scopavo come una cagna in calore, dita bagnate di me e di saliva, ad ammorbidire la rosellina stretta che stava diventando sempre più elastica.
Francesco era sotto di me, lo sapevo perfettamente, riconoscevo il suo cazzo entrare e uscire dal mio corpo come allora, con profondi e veloci colpi di reni, mentre mi sostenevo su un solo piede a terra.

Poi improvvisamente tutto si fermò, i movimenti congelati in un attimo eterno in cui Francesco era uscito dal mio corpo per agevolare il ragazzo che stava per incularmi.
Con l'aiuto di moltissima saliva e di un'eccitazione incontenibile, in poche spinte mi fu dentro fino a sentirlo arrivare quasi allo stomaco, fermo ad aspettare che anche Francesco entrasse nuovamente dentro me.
Una sensazione di pienezza indescrivibile, come se non ci fosse più spazio nemmeno per me nella mia stessa carne, mi avvolse quando sentii entrare la cappella nella fica grondante, stretta da un'altra presenza dietro, e quando iniziarono a muoversi all'unisono, sincronizzati perfettamente nei movimenti e nelle spinte profonde, impiegai pochissimi minuti a godere come mai prima di allora.
Urlai, ruggii, e mentre con le unghie perforavo le braccia di Francesco, e venivo di un orgasmo esplosivo, mi accasciai sul petto di Francesco, che mi chiese se potesse venirmi dentro.
- Si, vieni dentro di me, si, ora, voglio sentirti pulsare e riempirmi -

A queste parole anche il ragazzo si lasciò andare e vennero entrambi quasi contemporaneamente, lasciandomi esausta e piena, mentre i loro caldi semi mi traboccavano da ogni piega del corpo.

............

............

Ho rimesso in affitto quell'attico.
Due stanze, bagno e cucina. Terrazza panoramica a livello sui tetti di Roma. Libero subito.


19 commenti:

  1. Rossa... inutile dirti che scrivi veramente da dio, però ho voluto dirtelo lo stesso...

    buona giornata
    l.

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    1. L.... grazie. :-*

      Ti interessa un attico sui tetti di Roma, panoramico, libero subito? :-D

      Buona giornata anche a te.

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    2. :)

      Sai... Dipende a che condizioni me lo lasci... Cosa include e cosa no... ;)

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    3. Include un divano in pelle un po' vecchiotto, vissuto ma comodo. :-)
      C'è un solo particolare: nella casa aleggia una strana atmosfera, potrebbe essere contagiosa...

      :-D

      Avercelo un piccolo rifugio segreto!!!....magari!

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  2. Un attico? Ho come l'impressione che sia maledetto, come nei film amerregani!

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    1. La maledizione dell'attico della ninfomane... :-)

      Anche maledetto, io lo vorrei un attichetto sui tetti!

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  3. Togli l'annuncio. Pago io la meta' lo teniamo io e te, ma si fa meta' anche degli uomini che ci entrano ci stai? :-)
    Supercar73

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    1. Ciao Super! <3
      Allora niente più Portaportese, ma "Porta qualche amico" :)))
      Un bacio

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  4. Oh finalmente uno scritto !!!
    Mi aggrego al tuo " avercelo un posticino così " :)
    Kiss Kiss Muà ^_^

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    1. Ciao Kali :-)
      Mi si è sbloccata la mano, e non solo... ;-)
      Un bacio!

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  5. è gia venduto??
    io mi offro per le riparazioni...

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    1. Fubbbo lui! :-D
      Avrei proprio bisogno di un elettricista che mi dia una carica!!!
      Ciao Grillo

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    2. Rossa quando vuoi e dove vuoi. ;-) Avrei proprio una carica giusta, non a risparmio energetico..

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    3. E chi saresti tu? Se non è energia rinnovabile eco sostenibile, non so che farmene :-)

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    4. ahahha è molto ECO molto, ahhaha non ho visto che non mi er loggato..

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    5. Bellissima questa! :-D
      Viva l'ecologia

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  6. Sesso in un attico su Roma, il sogno di ogni donna con un po' di erotismo in zucca. Ho avuto la fortuna di sperimentare: divino! ^_^

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    1. Fortunata tu allora! :-) Grazie per la visita

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