lunedì 5 dicembre 2011

Sento

Questo racconto è stato scritto a quattro mani con un lettore-amico-complice di fantasie, in uno scambio di messaggi su come abbiamo immaginato che continuasse la storia.

Che strano gioco è nato tra di noi. Ciechi che si vedono con occhi che non sono occhi. Sordi che si sentono solo con le parole scritte dall’altro.
Non so chi sei, non importa chi tu sia. So che entri nella mia mente e devasti ogni certezza e ogni punto di riferimento. Non hai volto né età. Non hai bellezza né bruttezza. Non hai altezza né colore.
Eppure sei nei miei occhi come un dipinto.
La tua ultima proposta mi ha lasciata sorpresa e compiaciuta: ”Incontriamoci, ma ad una sola condizione: resterai bendata per tutto il tempo”
Le tue parole rimbombano silenziose e potenti nella mia mente. Sono combattuta tra il volerti rendere vivo e reale, tangibile, e la voglia di stare al gioco, al tuo gioco.
Decido di accettare e lasciarmi condurre per mano in questa nuova avventura. Seguo alla lettera le tue indicazioni che mi mandi via mail.
Indosso il mio completino intimo più sexy, nero come la notte, perizoma e reggiseno in pizzo, calze autoreggenti, tailleur blu da perfetta donna in affari, decolletè tacco 10 e foulard al collo.
Arrivo in centro città, la tua città, che non è poi tanto distante dalla mia, e col navigatore trovo la strada indicatami da te, parcheggio nel garage dell’albergo che tu mi hai indicato, prendo la mia borsa documenti, che non contiene documenti ma solo la stampa delle tue email, e salgo in ascensore verso la hall dell’albergo.
“Sono la sig.ra Tizia. C’è una prenotazione per me.”
Prego signora, questa è la sua chiave, piano 4.
Entro in ascensore con il cuore in gola, sto seguendo alla lettera le tue istruzioni, sono una brava e ubbidiente bambina …
Entro nella stanza e mi chiudo la porta alle spalle. E’ stupenda. Nella penombra intravedo sul comodino una rosa rosso vermiglio. Le lenzuola non sono le solite lenzuola bianche di cotone che si trovano in genere negli alberghi, ma soffici lisce e sensualissime lenzuola di seta rossa. Di fronte al letto campeggia uno specchio enorme bordato d’oro. E’ appeso in alto alla parete ma leggermente inclinato, in modo da potersi guardare stando a letto. Peccato che io non potrò godere dello spettacolo. Anche di lato c'è uno specchio che riflette la mia immagine. Mi guardo.... negli occhi leggo la voglia e la paura, come un animale braccato che sa di esserlo e allo stesso tempo vuole essere braccato, preso e fatto prigioniero, perchè è l'unico modo per porre fine a questa fuga.

Poso sulla poltrona la borsa e le chiavi e mi siedo sul letto. Mi sfilo il foulard dal collo e con lo stesso mi bendo gli occhi. Il mio profumo di cui è impregnato si sprigiona e sale per le mie narici. Chissà se ti piacerà ….
Sono pazza ad avere accettato questo gioco pericoloso. Non so nulla di te. Potrei pentirmi di ciò che faccio.
Eppure ti voglio così tanto da non voler sapere se sei biondo o sei moro, se sei alto o sei basso, se sei un pazzo o se sei solo pazzo di me, se hai 20, 30, 40, 50 anni o anche più. Hai semplicemente invaso ogni mia fantasia. Ti voglio. Ad ogni costo.
Stesa così su questo letto, vestita e con le scarpe al piede, gli occhi bendati dal mio foulard, aspetto che tu ti faccia vivo.
Sento la consistenza fluida delle lenzuola di seta accarezzare la mia pelle, quel poco di pelle scoperta.
Con gli occhi chiusi gli altri miei sensi si acuiscono paurosamente. Sento ogni piccolo sussulto del mio cuore che batte forte in petto. Il profumo della rosa sul comodino. Il rumore appena percettibile che arriva dall’esterno. Sento. E questo mio sentire è già lussuria. E’ già voluttà.

Improvvisamente sento aprire la porta. I miei battiti impazziscono. Le mie mani si stringono a pugno. Sono qui ad aspettarti, in piena fiducia. E sono talmente eccitata che il perizoma è già fradicio ….



Sono già in cammino, per quella camera d'albergo.
Da quanto mi lasci leggere, hai gradito le mie scelte.
La rosa, le lenzuola color fuoco e te.
Si, tu!
Ho scelto te senza un perché, senza un ragionevole motivo.
Ho scelto te perché sei Zahir.
Lo Zahir che, altro non è che un pensiero.
Un pensiero che, all'inizio ti sfiora appena e finisce per essere la sola cosa a cui riesci a pensare.
Ho appena parcheggiato e, prima ancora di scendere, come d'istinto, ho accarezzato la pelle del sedile accanto al mio.
Una carezza lenta, morbida.
Poi la mia mano si posa sul cambio.
Il pomello è di legno noce. Liscio. Elegante.
Mi riempie la mano quando ce la poso.
Mi sorge un sorriso in volto.
Adoro questo tipo di follie.
Sono certo che già mi aspetti.
Scendo dalla macchina.
Il garage è semivuoto.
L'ascensore tarda ad arrivare.
So chi sei.
So del tuo nome, da dove sei e so anche quanto ami le follie d'amore.
Entro in ascensore.
Mi guardo allo specchio.
Ho il volto leggermente stanco.
Mi accarezzo il volto.
Avrei dovuto farmi la barba, ma, avvicinandomi ancora un tantino allo specchio, mi trovo più maschio così.
Lascio passeggiare la mia lingua fra le labbra inumidendole. Poi le mordo pensando a te che, forse, sei già distesa su quel letto peccaminoso.
Avrai già messo la benda che t'avevo detto?
Sei già nuda o, come t'avevo intimato, vestita per come piace a me?
E come sarà?
Che sensazioni avrò quando accarezzerò, finalmente, la tua pelle nuda?
Inserisco la scheda al lato della porta.
Scatta.
Entro e un sensualissimo profumo inonda le mie narici.
È odore d'erotico misto a quello delicato di rose.
La luce del bagno è accesa.
Guardo oltre, giù, là dove il corridoio sfocia nella camera.
Al bordo del letto ti vedo.
No, non ti vedo, ti intuisco.
Perché vedo un paio di scarpe dai tacchi alti. Rosse e dalla suola nera.
Mi arresto, come pure si arresta il mio respiro.
Sono eccitato...

Son certo che, quando hai sentito la porta aprirsi, hai stretto in pugno il lenzuolo, hai serrato le cosce come se ti vergognassi di farti trovare già con gli umori a scolare su quel profumato letto.

Non ho fretta, se non quella d'amarti.
Senti i miei passi morbidi sulla moquette; volgi il capo verso di me senza vedermi, ma solo intuendo la mia presenza.
Mi fermo davanti al letto e già i miei occhi cominciano a spogliarti.
Sei maledettamente femmina.
Quel tailleur blu disegna a perfezione il tuo corpo.
La gonna si è arrampicata qualche centimetro su per le tue cosce.
Dal generoso decolleté scorgo un friccico di reggiseno in pizzo.
Il nero ti dona.
Hai gusto e classe nel vestire.
Mi chiedo se hai saputo ben abbinare l'intimo; del colore della stoffa che copre il taglio della tua fica.
Schiudi impercettibilmente le cosce ingannando la tua finta calma.
Il tuo respiro è profondo.
Rumoroso, in questa stanza dai profumi d'oriente.
Volgo lo sguardo al cielo e mi sento mancare dall'emozione.
Dallo specchio fisso sul tetto della stanza, vedo il quadro più sensuale ed erotico mai visto.
Tu, bendata e sdraiata su un letto che sembra coperto da petali di rose.
Ho voglia di te!
Della tua carne.
Della tua fica.
Mi allontano dal letto e, senza mai abbandonare il mio sguardo dalle tue cosce, mi tolgo la giacca; allento la cravatta.
Tolgo con un piede prima una e poi l'altra scarpa.
Hai le labbra schiuse.
Scommetto che stai tremando dalla voglia.
Brami di sentire, finalmente, le mie mani sul tuo corpo; e non importa dove, vero?!
Vengo a te, mi siedo sul bordo del letto.
"Rilassati", sussurro.
Non rispondi, solo un impercettibile sorriso affiora sul tuo viso.
Adesso si, adesso il tuo respiro è più regolare.
Tendi una mano verso di me.
Ad intuito, la posi sulla mia coscia.
L'accarezzi dapprima, poi, poi la palpi, la stringi, la serri fra le tue dita.
Come per dare un'immagine al mio fisico.
La tua mano vaga sulla coscia, dal ginocchio alla patta.
Sosti troppo a lungo fra le mie cosce e, prima che tu possa afferrarmi il sesso, ti blocco la mano.
"Rilassati, ti ho detto".
"Sei ancora più bella di quanto immaginavo"
"E tu bastardo a privarmi di vederti".
"Taci. Taci e rilassati, ti prego".
Passeggio con i polpastrelli sulle tue labbra.
Disegno un nulla sul tuo colo prima che le mie dita giungano là, dove sorgono le colline dei tuoi seni.
La tua pelle è così setata!
Scosto la coppetta del reggiseno, così, solo per intravederne il capezzolo.
È già turgido.
Senti la stoffa leggermente scivolare sulla tua pelle
a regalarti un brivido...


Sento le tue mani scivolare piano sulla mia pelle, entrare nella scollatura della giacca.
Col dito indice cerchi di scostare il reggiseno ma più di un capezzolo inturgidito non riesci a percepire.
Sbottoni quindi pian piano i bottoni della giacca, con una lentezza studiata e insopportabile. Mi sembra che passi un’eternità prima che la mia pelle sia completamente messa a nudo. E brividi continui scuotono i miei sensi ad ogni tuo tocco.
Mi aiuti a levar via completamente la giacca, mi sfili la gonna, lasciandomi solo con intimo e scarpe. Le mie stupende scarpe rosse …
Le mie scarpe parlano di me, di come sono passionale e irruenta, e questa mia immobilità è una novità che non so per quanto tempo potrò ancora sopportare.
Vuoi farmi provare ciò che non ho mai provato, l’ebbrezza di esser fatta l’amore ad occhi chiusi e senza mia iniziativa. Devo imparare ad essere guidata verso mondi ancora sconosciuti.
Schhh, mi sussurri piano all’orecchio. Non parlare, senti solo la tua pelle. Con la mano inizi a percorrere ogni millimetro delle mie gambe, partendo dalla punta dei piedi ancora coperte dal velo impalpabile delle calze di seta. Il tuo tocco è così leggero che sembra quasi impossibile venire da un uomo. Salgono verso l’interno delle cosce, che io ho aperto leggermente quasi ad invitarti ad entrare. Cazzo, quanto ti voglio già solo così …

2 commenti:

  1. Se vi piace il bondage, non potete non buttare l'occhio su questo sito: incontribondage.com.
    Spero di aver fatto cosa gradita.

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    Risposte
    1. Questo è un blog di racconti, non di incontri né una personale pagina di diario.
      Non cancellerò questo commento perchè non sono per la censura, in nessun caso, ma non l'ho gradito.

      Elimina

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